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NUOVO FEUDATARIO

STORIE MEDIEVALI

EPOPEA del FEUDATARIO
Horonzo MURTP

V Istorie
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MILIZIA CITTADINA
MILIZIA CITTADINA
 
 
< salone castello di Murtp
 
< Giudice Inquisitore Pollicini
 
POLLICINI: Sono solidale, seco voi, feudatario specie or che abbiate, con i vostri uomini, dispersi con la forza delle armi una dozzina di militi che s’aggiravano con aria sospetta nel bosco tra La Traversa e Acquaviva Croceantica… E questo c’impone di rinforzarci, sia che siano ladroni o mercenari sbandati che possano essere.
 
Meglio attendere di raccoglier una trentina di militi in più e poi agire fulminei che un certo ritardo ci fa gioco che i borghi di Castelfiorentino e di Barberino son sotto attacco delle truppe del Duca di Calabria ed è pensabile che il duca D’Este si concentri coi fiorentini a difender tali luoghi.
 
< Feudatario Hornzo Murtp
MURTP: Cornacchione, gradirei che la notizia della piccola pugna che abbiam vinto non venisse divulgata… Tu dovresti capirlo… Io ha guidato cento cavalieri contro più di trecento nemici e ben mi comportai ed or, andar a fare il ‘pavone’ per una dozzina di combattenti  me ne potrebbe venir della sufficienza o della compassione…
 
Ed or prendiamo la carrozza e scendiamo alla Santona che stasera vi son i due menestrelli ed una nuova storia…   
 
POLLICINI: I vostri desideri son da valutare attentamente, feudatario, ma voi siete anche troppo modesto, nevvero?
 
POLLICINI MEDITAZIONI: Ho il sospetto, caro il mi’ feudatario, che tu m’abbia nascosto qualcosa su questa piccola pugna…
Come mai sei rientrato nel castello su un cavallo che non era certo il possente baio da guerra con cui eri partito al mattino? E, stando a quello che ho saputo dalla Nina, come mai la guida… quel tal Moro, è passato con sette cavalli, assicurati per le briglie, dalla Santona per proseguir verso La Traversa a pomeriggio inoltrato? …
E mentre il suo aiutante, quel giovine allegro, è rimasto nel borgo l’altro è rientrato ormai a buio fatto con un solo cavallo?      
 
Secondo monna De’ Prati quelli eran cavalli presi a noleggio…
Ma con qualche boccalozzo di vino scopriremo come siano andate effettivamente le cose…
Ed ora mi preparerò per andar a sentire la nuova istoria recitata dai due menestrelli…
 
 
< Osteria la Volpe  al borgo la Santona    
 
< Oste
 
OSTE sottovoce alla Nina: V’è ancor più gente di quando i due menestrelli, con l’aiuto d’un testimone, narrarono dei Cavalieri Catafratti.
Che stavolta abbiam una piacente fanciulla a funger da testimone. La voce è corsa ed abbiam già distribuito sei brocche grandi di vino…
L’dea dei due menestrelli di raccontar una seconda istoria con la presenza di un testimone ha richiamato gente dai borghi vicini e, come l’altra volta, il feudatario ha voluto un tavolo riservato che ci sarà il Giudice dell’Inquisizione, tre dei luogotenenti del Murtp ed anche il contabile Brigalia…  

NINA sottovoce :  Credo che il contabile sia venuto per veder con i suoi occhi che il sospetto che sia stato gabbato, nonostante i nostri lasciapassare esibiti, gli deve esser rimasto…  
Appena arriverà il feudatario farem cenno ai due menestrelli d’interromper la strimpellata che stanno eseguendo per dar inizio al racconto, intanto noi facciam un altro giro con le brocche…
 
< ostessa Nina
 
Ma se è vero che i due menestrelli ammiccano verso alcune delle donne presenti, che non paiono infastidite. V’è da dir  che il testimone dell’altra volta pareva dormir all’inpiedi mentre la giovine che aiuterà i due menestrelli è carina ed attrae molti sguardi…
Orsù andiamo con le brocche  e che vino sia…
< menestrello Uno
 
MENESTRELLO UNO: Benvenuto ‘cellentissimo Feudatario e benvenuto anche a voi ‘llustrissimo Giudice, ma un cordiale saluto va anche ai valenti Luogotenenti e allo scrupoloso contabile …
Ed or che vi siete accomodati e l’ostessa ha provveduto a porgervi dei boccali di buon vino noi della compagnia del Gatto e Gatto, se non avete nulla in contrario, andremmo a incominciare…
Stasera, per impedir che qualcuno faccia correr la voce che le nostre sian istorie inventate abbiam qui una piacevolissima testimone… Che v’ha salutato con una graziosa riverenza che sicuramente aggiungerà dei particolari alla nostra rappresentazione…
 
< testimone Gaia
 
MENESTRELLO DUE: Ella, con i suoi zii abita nel borgo nomato Radda, che si trova nella parte sud della Toscana, in quest’anno domini 1478. In sul finir di maggio fu chiaro a tutti che l’armata del Duca Alfonso di Calabria, composta da militi napoletani, papalini e senesi, sarebbe entrata in quei territori fiorenti per avanzar verso Arezzo e fors’anche su Firenze...    
 
MENESTRELLO UNO: L’armata fiorentina costituita da molte milizie cittadine, da pochi militi veneziani e da qualche falange di milanesi è al comando del Duca Ercole d' Este, il quale, però essendo genero del re di Napoli, non è il comandante più consigliabile in questa guerra sciagurata nata con la Congiura dei Pazzi.
< menestrello Due  
MENESTRELLO DUE: Egli con il suo seguito di valenti luogotenenti visitò i borghi di Rencina, Radda, Castellina, Mortaio, Broglio e Cortona incitando le milizie cittadine a rinforzar le mura, a scavar fossati e a tener pronte le armi da taglio e da lancio.
 
Il Duca, accampato poco distante e con un gran numero di militi e mercenari, sarebbe intervenuto a dar manforte a questo e a quel borgo che fosse stato assalito.
 
MENESTRELLO UNO: Ma, come spesso soglion fare i potenti, le parole declamate con sicumera e pugno al fianco dall’alto del possente cavallo da battaglia sotto gli stendardi che mordevano il vento, non nascondevano la realtà dei fatti… Nevvero?   

GAIA: Il fabbro, che anni addietro era stato un milite, indicò in quali punti la cinta delle mura andasse rinforzata con legname e terra pressata. Le tre porte, due delle quali avevano un ponte levatoio, vennero ripristinate per la speranza che gli armati nemici si sarebbero rivolti altrove…

MENESTRELLO DUE: E per rinvigorire la milizia cittadina cosa si fece?

GAIA: Il consiglio comunale degli anziani fece riaprire una grande sala che veniva indicata come
‘ armeria’ …  

MENESTRELLO UNO: Dentro cui erano accatastate e conservate le armi da far usar alla Milizia, in caso di bisogno, nevvero per l’invero? Quindi picche, alabarde, daghe, mazze, archi, balestre e corsetti…  

GAIA: Si, esattamente… E tutti ne furono sollevati…

MENESTRELLO DUE:  Quindi una parte dei vostri timori e dei vostri problemi eran quasi risolti che da dietro i merli degli spalti  la milizia avrebbe dato del filo da torcere ad eventuali assalitori  

GAIA: Non esattamente… Quando il fabbro cominciò a distribuire  le armi c’avvedemmo che alcune aste delle picche fossero pesantemente tarlate tanto che, provate contro un fantoccio similare ad uno spaventapasseri, si son troncate di netto… Molte alabarde avevano le parti in ferro corrose dalla ruggine e quando il fabbro cercò di rifar loro il ‘filo’ si distrussero…

MENESTRELLO UNO: Evidentemente il vostro borgo ha avuto la buona sorte di non dover usare quelle armi per molto tempo…

GAIA: Veramente ci fu chi disse che fosse colpa del materiale scadente con cui erano state fabbricate… Ma io non saprei darvi una spiegazione  valida… Di sicuro v’era che le armi non fossero in buono stato e non potessero esser utilizzate così com’erano…

MENESTRELLO DUE: Ma le daghe o gli archi eran, per caso messe meglio?

GAIA: Le daghe, parere del fabbro, eran appena messe meglio delle alabarde, ma andavano riaffilate e controllate per evitar che l’impugnatura… Cioè che l’elsa saltasse via al primo urto contro un’arma o contro un corsetto…

MENESTRELLO UNO: Non ti chiederò delle mazze che, m’immagino, avranno avute le catene inchiodate dalla ruggine… Ma gli archi, almeno, sarebbero stati in grado di scagliar frecce sui nemici?

GAIA: Su trenta archi quasi una metà avevano il legno tarlato che, probabilmente, si sarebbe spezzato al primo tentativo di tenderli per scagliar una freccia. Altri avevano il ‘budello’ sfilacciato e mal messo… E i pochi che avevan permesso di scagliar il dardo l’avevan mandato a poco più di trenta passi… Per di più i dardi erano nelle stesse condizioni delle altre parti in legna: intaccate dai tarli tanto che in fondo ai cesti, ov’erano accatastati, v’era un bel mucchietto di segatura…

MENESTRELLO DUE:  M’immagino che le balestre non fossero in condizioni migliori… E i corsetti?

GAIA: A parer del fabbro, dopo aver fatto una prova con una delle poche balestre funzionanti, eran troppo sottili, oltreché divorati dalla ruggine, per fermare un bolzone da balestra o un dardo lanciato da un arco degno di tal nome…

MENESTRELLO UNO: Quindi il tapino che l’avesse indossato sarebbe stato trafitto ugualmente e correva il rischio che i lembi metallici slabbrati dal dardo allargassero la ferita… Meglio combatter a torso nudo…

GAIA: Avuto il parere negativo del fabbro  il Consiglio comunale degli Anziani inviò un messo al Duca Ercole d' Este per illustrare la situazione del borgo. Si chiedeva l’arrivo di militi ben equipaggiati  e  anche armi più nuove di quelle a nostra disposizione …   
  
< strada nel bosco
 
< Monna Colombella
 
COLOMBELLA: Non vi son dubbi, allora, che la prossima preda del feudatario sia il borgo di Acquaviva Croceantica visto, a quanto mi dite la presenza di un torrione fortificato, per quanto poco influente per una difesa armata… Franco avevi detto che avresti potuto raggruppare dei mercenari di quelli che han combattuto seco te per i veneziani… E’ il momento di farlo
 
NONNO: Useremo, ovviamente, le monete ‘prese in prestito’ dalle casse dirette al Murtp

TARDO: Abbiam bisogno di una sessantina d’uomini già esperti d’armi, meglio se buoni a cavallo e con la balestra…

FRANCO: Datemi qualche giorno e  porterò, alla vostra attenzione, qualche soggetto che potrebbe far al caso nostro. Forse saranno un po’ indisciplinati, ma non certo felloni!          

COLOMBELLA: Cercate che l’intervallo sia il più breve possibile
< Osteria la Volpe al borgo la Santona   
 
GAIA: I giorni passavano anche se il Duca fosse a tre ore di carro dal nostro borgo…

MENESTRELLO UNO: E i rinforzi o, almeno, le nuove armi non giungevano…

GAIA: Alcuni degli abitanti, che facevano parte della milizia, con discrezione somma, abbandonarono il borgo pensando più ai propri interessi che al bene comune…  

MENESTRELLO DUE: E la presenza dei militi nemici, nei dintorni dell’abitato, si fece più incisiva e stringente… E voi che faceste?

GAIA: Furon distribuite ai militi falci fienaie e forconi. Per l’intanto il prete aveva cominciato lunghe recite di rosari per aver su di noi la benedizione del Cielo Onnipotente..     

MENESTRELLO UNO:  Ma questo non impedì che una mattina, appena s’era fatta l’alba…

GAIA: Una delle porte della cinta muraria prese a rintronare spandendo vibrazioni per l’interno: un ariete montato su ruote di legno e manovrato da una quindicina d’uomini s’abbatteva contro il legno che ben presto prese a scheggiarsi con rumori graffianti.  Inutili i tentativi di colpire i militi dagli spalti con gli archi indeboliti dal tempo. Molti dei difensori vennero colpiti dai bolzoni delle balestre e in breve furono morti o feriti.

MENESTRELLO DUE:  Immagino che la campana d’allarme suonasse a distesa per avvertir dell’attacco i borghi non distanti ed infine giungesse anche al Duca Ercole d' Este

GAIA: Ci si spaccavano le orecchie da quanto suonava, ma non ci fu dato vedere nessun movimento di truppe a noi amiche che si muovessero verso il nostro borgo…

MENESTRELLO UNO:  Movimenti di armati e stendardi che avrebbero potuto indurre gli assalitori ad interrompere l’attacco poiché correvano il rischio di essere presi da due fuochi… Da una parte gli assediati al riparo delle mura difensive del borgo e dall’altra i militi giunti in soccorso…

GAIA: Forse le cose sarebbero potute andare come dici tu, menestrello… Ma andarono diversamente, ahinoi. Gli assalitori, fin dall’inizio, avevano preso a lanciare delle frecce incendiarie oltre le mura e alcune case con il tetto di legno o di paglia avevano cominciato a bruciare e a poco servivano i tentativi di arrestare il fuoco con i secchi d’acqua tirati su dai pozzi…
 
In breve fummo avvolti da un fumo denso che faceva lacrimare gli occhi e irritava la gola…

MENESTRELLO DUE:  E cosa accadde quando la porta cedé?

GAIA: Fu come una ventata di tramontana che investisse il tappeto di foglie cadute dagli alberi…
Un urlio violento, confuso negli stretti vicoli, lo stridore delle lame, i colpi contro gli scudi, urla acutissime di donne, gemiti di uomini colpiti,  zoccolare metallico dei cavalli da battaglia che s’avventavano verso la piazza principale…
 
Mio zio aprì una finestrella che dava sull’orto e in quattro donne scivolammo fuori per cercar i fuggire al massacro che si stava compiendo… E su tutto quella maledetta, inutile campana che continuava a martellare a distesa… Poi anche lei cessò lasciando un ultimo rintocco a vibrare, probabilmente il campanaro era stato trafitto da una lancia o da una daga.
 
I vicoli erano invasi da un fumo nerastro che odorava di carne bruciata e altro… Una donna, la moglie del fornaio, comparve all’inizio del vicolo. Correva urlando, tenendo le braccia alzate verso il cielo, un’ombra massiccia le comparve dietro e una punta insanguinata le sbucò al centro del petto… L’uomo dovette metterle un piede sul corpo per estrarre la lama…
 
Gemendo di paura scantonammo in un altro vicolo sentendo dei passi pesanti che avevano preso ad inseguirci… Mia zia biascicava un Avepatergloria chiedendo aiuto al cielo beato….
 
Dovemmo scalcare alcuni corpi immobili sull’acciottolato della via, un rivolo di sangue denso e scuro zizzagava verso la canaletta dell’acqua piovana…   

OSTE sottovoce alla Nina: Or che la giovine si netta le lacrime e i due menestrelli strimpellano di sotto fondo vedo che i cigli della donne son inumiditi è il momento di un giretto con una brocca grande di vino…

NINA sottovoce : Ho notato che il contabile Brigalia  abbia gradito la prima distribuzione …  
 
OSTE alla Nina: Forse non ha compreso che ciò che consuma dovrà poi pagarlo che lui non è il Feudatario o il Giudice dell’Inquisizione… Andiam…   
 
 
< Boccalozzo Ter
 
BOCCALOZZO MEDITAZIONI:  A me non piacciono queste cose qui…Con tutta questa gente l’ostessa è impegnatissima e a me è giunto un unico boccalozzo e questo mi guasta un po’ il palato che son abituato a ben altro, io!
  
NINA sottovoce :  Guarda, Boccalozzo, credo di farti cosa gradita lasciandoti tre boccalozzi tre… Domani, poi, ci metteremo a pari…
 
BOCCALOZZO sottovoce: Nina se tu ‘un fossi sposata… ti farei maritare con l’oste in persona!
 Li berrò alla tua salute… Anche perché me li hai fatti pieni ‘rasi’…
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