EPOPEA del FEUDATARIO
Horonzo MURTP
IV Istorie
INTRALCIO
INTRALCIO
< sentiero nel boscoMURTP: Tu, guida dei miei stivali, avevi bofonchiato che il sentiero fosse un po’ ripido ed abbiam rischiato di cader di sella all’indietro! Avevi affermato che il bosco fosse fitto, ma non che vi fosse buio come a tramonto fatto mentre siamo all’ora decima del mattino e il mezzodì è ancora da giunger!
< la guida Moro MORO: Feudatario, avevate chiesto di giunger, senza esser visti nei pressi del borgo e isto è l’unico modo… Vedete quel tronco secco che rappresenta una strega su una scopa? Bene, tra poco saremo alla cresta e, da lì, il sentiero è in discesa e sarem quasi arrivati…
< Luogotenente Lupo LUPO: Bada capo, che vengono alla nostra volta tre omini che portano delle fascine in spalla e son seguiti da un asino con un basto…
< Luogotenente Jago JAGO SOTTOVOCE: Lasciamoli avvicinare e poi li addaghiamo, così non andranno in giro a dir d’averci veduti….
< Luogotenente Urso URSO SOTTOVOCE: Quando saranno più vicino chiederò loro se hanno visto qualche cinghiale, che noi siam qui per una battuta di caccia… Non s’insospettiranno e non fuggiranno tra gli alberi che in un amen diverrebbero invisibili…
MURTP SOTTOVOCE: Hm… Proprio quello che stavo per ordinarvi…
MORO: Ma feudatario, qui d’orme di cinghiali non né ho viste… E se non le ho viste io vuol dir…
< l'aiutante guida Boriago BORIAGO: Che tu si’ un gran cornuto! Parla piano e lasciali avvicinare!
JAGO SOTTOVOCE: Non toccate le else delle daghe fino a quando non sarem sopra di loro
LUPO SOTTOVOCE: Dobbiamo addagarli in un medesimo tempo…Un bel lavoretto, vhè!
MURTP SOTTOVOCE: Hm… Proprio quello che stavo per ordinarvi…
URSO : Ehi, boscaioli, ‘un è che avete visto qualche bel cinghiale che noaltri siam qui per cacciarne almeno una decina…
< immagine casa mattoni rosati nel Borgo di MurtpPOLLICINI: A quest’ora il feudatario e i suoi tre luogotenenti saranno nei presi del borgo d’Acquaviva Croceantica.
DE’ PRATI: Non vi pare Corn… Giudice che sia un rischio grosso per il feudatario? Raccoglie notizie sarebbe più un lavoro da guida… Tipo il Moro… O, per esser più sicuri, un lavoro da far fare ad un luogotenente…
POLLICINI: V’è del vero in ciò che dite, monna ma, quel borgo è più importante di quanto non appaia. Il torrione è di pietra e mi dicono sian ben tenuto e dalla sua sommità, con delle fiaccole, di notte, e dei dischi di metallo, usati come specchi, si posson lanciare messaggi d’avvertimento che giungon lontani. Insomma, m’hann detto che non ci si sbarra la via che vien dalla Romagna, ma ci si posson dirigere militi e cavalieri…
DE’ PRATI: Non lo metto in dubbio, ma il feudatario è alquanto inadatto ad andar a cavallo che negli ultimi due mesi…
POLLICINI: Ha acquistato d’importanza?
DE’ PRATI: No, ha acquistato… peso! Almeno una ventina di libbre grosse… Pare, ma non diteglielo, che abbia una botticella da sale legata sulla pancia! Tant’è che ha dovuto rinunciare al corsetto in metallo perché, anche tenendo le stringhe allargate al massimo, ‘un v’è stato verso di serrarglielo addosso! E se dovesse esserci un intoppo il corsetto… ma sarebbe meglio chiamarlo ‘corsone’ che ha addosso, che è di cuoio e lana follata… Indumento nuovo, nuovo comodo e caldo, ‘un v’è che dire, ma inadatto a deviar un colpo di daga o di stiletto…
POLLICINI: E’ vero però che ha, seco lui, cinque omini… Cinque militi che han pugnato ai suoi ordini e quindi io ho da credere che egli sia al sicuro…
Dovrò provvedere, per l’impegno che ho preso con il De’ Borja, a far approntare un nuovo corsetto in metallo… Più, largo.. No...più degno del feudatario… Che ne dite?
DE’ PRATI: Che sarebbe perfetto… Ora, poi, che nel borgo v’è un incisore… Si, un bel corsetto con dei ‘ghiri gori’ fatti al punteruolo e, magari, qualche inserto in filo d’argento…
POLLICINI: Non esageriamo, monna, che di denari né abbiamo, ma non abbiamo una pietra filosofale che trasmuti il ferraccio in oro zecchino…
DE’ PRATI: A proposito… ho bisogno di sapone profumato per me e le mie due ‘nipoti’… E una boccia di profumo al bergamotto e all’orchidea selvatica…
L’ho detto al Contabile, ma se ci mettete una parola voi… E poi mi abbisognano delle pezze di seta e di bella lana follata per i nostri vesticcioli , or che v’è anche una sarta nel borgo…
POLLICINI: Voi, come molte donne, costate quanto cinque mercenari di vaglia!
DE’ PRATI: Che volete farci? Anche se molti uomini amino spogliarci, noi dobbiam presentare il ‘confetto’ ben agghindato… E ciò ha un bel costo… Nevvero per l’invero?
POLLICINI: Vedrò cosa posso fare, monna. Ed in attesa che il feudatario , e i suoi, tornino vado a veder come procedono i lavori nella sagrestia…
DE’ PRATI: Ho sentito dir, da un male lingua, che una delle suorine sia molto carina…
Mugugno incomprensibile del Pollicini…
< mercato alla Santona ALDESIRA: Bada, Franciaccia, che tu ti si' sbagliata io t'ho chiesto una libbra di farina di castagne... In questo cartoccio v'è una libbra grossa, dieci volte in più... Ed io, come la volta precedente, continuo a 'un aver soldi...
FRANCIACCIA : Abbassa la voce Aldesira, non vorrai che tutti sappiano che la mi' bilancia, forse, è ancora rotta?
ALDESIRA: Or che il gabellier Grosso è tutt’intento ad importunar la Foschetta ti chiedo se per una decina di carlini in rame tu potresti trovarmi del sale al sapore di lepre o di coniglio selvatico che i miei nipoti fanno di nuovo la fame…
FRANCIACCIA : Di quel sale lì cominciamo a far penuria che anche alcuni abitanti del borgo di Murtp me ne comprano assiduamente… Ma per domani te ne troverò una botticella, sta tranquilla… Per oggi… ti potrei dar due rape al costo di un carlino di rame… E come l’ultima volta ti ci metto un paio di libbre di carne secca da metter nel brodo... Ma tu tieni la bocca serrata e te ne vai subito a casa a cucinare il tutto. Bada che vi son delatori in giro ovunque e son più di quelli che v’erano nell’ultimo mercato ...
ALDESIRA: Che il cielo ti benedica, Franciaccia… Ma è poi vero che il contabile del Murtp ha fatto una visita a sorpresa all’osteria della Volpe?
FRANCIACCIA : Ho sentito dir che, da quando ci son quei due menestrelli a raccontar istorie, gli avventori son aumentati e con loro è aumentato il consumo di vino e di selvaggina...
ALDESIRA: E il contabile, non trovandoli in regola, gli ha fatto una grossa multa’ o il consorte della Nina è finito in una della segrete del castello del Murtp?
FRANCIACCIA : Eh, la Nina ‘un è stolta… Infatti conserva nella cantina tutti i lasciapassare che si è fatta fare dalla gabella indi a tanti lasciapassare corrispondono tante botti di vino. E parliam di quelle botti che vengon chiamate ‘ corba smilza’ da cui si posson spillar quasi trecento boccali…
ALDESIRA: E il contabile sarà stato soddisfatto e sarà andato e riferir al su’ padrone
FRANCIACCIA : Che non so se starà stato soddisfatto e avrà continuato a storpiare il nome del contabile…
ALDESIRA: Ma di che si lamenta? Aumentano le botti del vino e aumentano i lasciapassare richiesti e pagati.
FRANCIACCIA : Una volta al dì il mi’ quinto figlio, il Rustico, per aiutar il Nonno fa un viaggio dalla fonte della Capra al borgo di Murtp e prima di farlo richiede al gabelliere Grosso il relativo lasciapassare e paga quelle poche monete che vengon richieste dal Feudatario…
A trasporto effettuato quel documento poi finisce tra quelli conservati nella cantina della Nina…
ALDESIRA: Ma in quel lasciapassare s’indicano botti d’acqua…
FRANCIACCIA : Vero, ma tu ben sai che in una cantina vi sia molta umidità e l’inchiostro tenda a sbavarsi parecchio facendo divenire, in breve tempo, il documento quasi illeggibile…
ALDESIRA: Ma vi si leggerà che si trattava di qualche botte d’acqua e non già di vino…
FRANCIACCIA : La ceralacca ‘un sbiadisce e, guarda il caso ‘un sbiadisce la firma del gabelliere o del contabile… Talvolta si sbava la parola ‘vino’… O meglio si sbava la parola ‘acqua’…
ALDESIRA: Neanche fosse una ‘pietra filosofale’ che trasforma il piombo in oro zecchino…
In isto caso un arguto malnato trasforma l’acqua in vino… Che, se ho ben compreso, si legge maluccio ed un po’ sbavato ma si legge ‘vino’…
FRANCIACCIA : Pur non volendo dir eresie anche nel Vangelo si parla d’acqua tramutata in vino, o no?
ALDESIRA: Or scappo a casa che ho da cucinare … Mentre vedo che il Grosso ha ricevuto un ‘due di picche ‘ dalla Foschetta…
< donna Foschetta FRANCIACCIA : Il Grosso crede che la vigora fisica sia tutto per conquistar una donna sposata, ma egli è rozzo e la bella Foschetta è molto più sensibile a chi sa farle la corte…
Magari dedicandole uno strambotto di rime birichine… A domani, Aldesira, a domani.
< Bottega del falegname nel bosco di Palo Alto >

FILIPPO falegname: Non credi, Vulcano, che isto sia un lavoretto da far fare al Guidotto, il sesto figlio della Franciaccia, che impara il mestiere nella tua bottega?
VULCANO fabbro: Si, si pole fare… Che poche ore fa è passata quella bella donna che ha dimora nella casa dai mattoni rosati al borgo… E mi ha ordinato un corsetto in metallo per il Murtp
FILIPPO: Fallo ben largo che il Feudatario ha messo su un bel po’ di trippa…
VULCANO: Già… Devo far un bel lavoro da dar a rifinire a quell’incisore che ha preso dimora al borgo del feudatario. Credo che vi farà marchiature con il punteruolo e, fors’anche, qualche rifinitura in argento… Insomma più un corsetto da parate che un corsetto da battaglia: leggero e bello. Ripetimi cosa vuoi dal Guidotto…
FILIPPO: Io con il tornio mosso dall’acqua del torrente sto approntando bolzoni per balestra cui vanno applicate le punte in metallo. Ed è quello che debba far il Guidotto
VULCANO: Punte da sfondar un corsetto o una cotta di maglia… O punte triangolari da caccia al cinghiale, per intenderci?
FILIPPO: Io li voglio di entrambi i tipi che il Contabile me ne ha ordinati dugento e tanto per iniziare…
VULCANO: Guidotto, Guidotto vieni qui, invece di studiar come ho fatto i lucchetti per il Cornacchione…
Che il falegname Filippo ha bisogno di punte metalliche per bolzoni di balestra…
Bada di seguir le su’ istruzioni a puntino se no me ne lamenterò con tu’ madre che ti manderà a letto senza cena!
CONSIDERAZIONI DEL DOTTO HERMETE:
In pochi dei tomi ch'io ebbi a consultare trovai una trama che s'avvoltoli in su se stessa, a guisa di serpe, come la presente.
E s'è fortunati che non la racconti il Boccalozzo dopo aver ingurgitato i suoi ormai famosissimi tre boccalozzi di buon vino...
COMMENTI
COMMENTI
< carrozza vista interna POLLICINI: V’è da ammettere che la Nina ed il suo consorte sappiano ben gestire l’osteria. L’idea di far narrare a quei due menestrelli delle istorie consente loro d’aver gente per cena ben più dei soliti beoni.
Loro svuotano la cucina e v’aggiungono del vino mediocre con un po’ di spezie che, or che l’aria s’è fatta fresca, son ben accette. E or giunge gente anche dai borghi vicini… L’altra stasera, ad esempio, oltre noi, son scesi dal vostro borgo il sarto, il fonditore e l’incisore e tutti abbiam mangiato e bevuto…
MURTP: Cosa intendi dirmi, Cornacchione?
POLLICINI: Non vi lamentate sempre che i dazi non danno quello che speravate? Fate controllare al contabile se i versamenti per le gabelle dell’osteria la Volpe sono aumentati in questi giorni…
In caso non siano cresciuti vorrebbe dire che la Nina ha la possibilità di avere vino e cacciagione senza pagar il vostro dovuto…
Ammetterete che la lepre fosse veramente buona, grassottella e frollata la punto giusto…
MURTP: Una volta t’ho detto che un tuo avo, commerciando nel tempio, venne scudisciato dal Cristo…Ed or penso che tu sia anche un delatore ‘lingua lunga’ di quelli che spargono veleno… Domattina farò il controllo che avevo pensato, per altro, di far fare mentre stavamo finendo di mangiare la cacciagione…
Il fonditore e la sua consorte hanno consumato del fagiano e altrettanto ha fatto il sarto…
E ti svelo, caro il mio Cornacchione, che farò controllare anche le quantità di vino …
POLLICINI: E fate bene, ma levatevi da i’ capo ch’io voglia insegnarvi il mestiere…
Appena saremo a piazza della Cisterna mi rifugerò tra le coltri che, per me la notte è già fredda…
Ma mentre saliamo, per ingannare il tempo, datemi il vostro giudizio sull’istoria della battaglia che abbiam sentito l’altra sera…. Pole esser veritiera o è una fanfaluca per farci passar da gonzi?
MURTP: T’ho già detto che tu di pugne non capisci nulla… Va bene che tu ‘un hai mai calcato un campo di battaglia, ma se ci poni la mente… E’ una notizia che è giunta dalla Francia, qualche tempo fa, che uno schieramento di nobili su cavalli coperti da placche di metallo, detti ‘catafratti’, di dugento unità s’era scontrato con dei picchieri mercenari che venivano, dicono, da un cantone vicino a Lucerna.
S’è spergiurato che i cavalieri non sian riusciti a rompere lo schieramento dei fanti e molti son rimasti trafitti dalle picche… Ed io credo che fu una fanfaronata!
Io ho guidato una carica, che avevo ai miei comandi una cinquantina di cavalieri, contro un centinaio di fanti a piedi… Un cavallo, caro il mio Cornacchione, pesa come quindici uomini.
Ora immagina che giunga su un fante a buona andatura!… Io urtai, con il cavallo in piena carica, un fantaccino e lo vidi volar via come una fascina di fieno appena tagliato. Credo che sia morto appena toccò terra e io non avevo nemmen avuto il bisogno di affettarlo con la mia daga. Passammo tra i picchieri come fossimo un coltello caldo nel burro.
Il testimone, quello con la faccia ustionata, ha avuto un bel colpo di cul.. di deret…Insomma di fortuna! Sbalzato in aria, con una ferita al fianco, è ricaduto al suolo ed è uscito di sentimenti.
Ma si vede che quello era il suo giorno fortunato: non è stato divorato da un meticcio affamato, un corvo non gli ha strappato un occhio e un buon frate non l’ha pugnalato per favorirgli l’entrata in purgatorio… E che sia stato fortunato lo dimostra il fatto che trovò un buon samaritano, con tanto di mulo, che lo portò fino in città…
Si, Cornacchione, magari non sarà stata una grande pugna con centinaia e centinaia di combattenti degna di finire nelle cronache fiorentine, magari si è trattato di una piccola, insignificante e insoddisfacente pugna, ma il racconto è veritiero
POLLICINI: Mi fido di voi, Feudatario e poi, come si suol dire: < ad ognuno il suo mestiere>…
E ora tocca a me… Rammentate che dopo aver occupato il borgo di Querciolano avevate espresso il desiderio di far sventolare il vostro vessillo sul borgo di Acquaviva Croceantica? E che io vi avevo consigliato di attendere perché la situazione si calmasse? Me ne compiaccio seco voi…
Avanti ieri riceveste due casse contenenti… ‘arredi sacri’ scortate dal luogotenente Urso e da una trentina dei suoi uomini… Uomini che han l’ordine di compiacervi e di attender i vostri voleri…
MURTP: Ciò corrisponde al vero… Ma quali sarebbero i miei ‘voleri’ Cornacchione?
POLLICINI: La solita rappresentazione: una ventina di malnati, debitamente, mascherati arrecheranno danno al borgo di Croceantica… Ci saranno alcuni morti e qualche casa incendiata e voi, magnanimo, andrete a scacciare i ladroni e lascerete un pugno di militi nel borgo per presidiarlo e difenderlo.
MURTP: Quel borgo è ‘protetto’, seppur in maniera disattenta, dai fiorentini Se io l’occupassi quelli potrebbero rammentar che già occupai altri due borghi e potrebbero far muovere degli armati… Cosa che, al momento, non vorrei accadesse!
POLLICINI: Una persona importante e potente, che voi avete visto di sfuggita purché fosse ‘ammantellata’, dopo aver destinato a voi quelle due casse di fiorini e ducati d’oro, ha un ‘suggerimento’ da indicarvi… Ammettiamo che dopo la perniciosa e sanguinosa incursione di ladroni e il vostro intervento caritatevole per liberar il popolino voi lasciaste l’Urso, che sa da che parte sorge il sole…
Egli provvederà a sparger la voce che lui e i suoi militi ad un certo punto dovranno abbandonar il borgo per tornar nel vostro feudo. Contemporaneamente alcuni dei suoi, diciamo il Viscido e il Gatto, racconteranno che gli abitanti del borgo di Querciolano v’hanno implorato di assorbire il borgo e i suoi territori e, in cambio voi l’avreste difeso dai ladroni di strada…
E la richiesta, con votazione dei maggiorenti del borgo, venne fatta al termine della Messa Grande di domenica…
Non credete che anche gli abitanti di Acquaviva Croceantica potrebbero far una cosa analoga? E questo sconfesserebbe una vostra conquista agli occhi dei fiorentini….
Io penso che vi farei cosa gradita partecipando a quella funzione così che, dal pulpito, potrò indottrinare i fedeli sottolineando le vostre qualità: lungimiranza, onestà, magnanimità, spirito cristiano et altro ancora…
MURTP: Altro che commerciante nel tempio! Or m’appari come un sordido mestatore…
Hm, sei sicuro che in quelle casse vi sia di che pagare il soldo ai miei militi? Che il contabile non ha ancora finito di conteggiar il contenuto. Perché ora con gli uomini dell’Urso ne ho quasi dugento… E ti posso garantire che non costino poco… Che mangiano e bevono come degli assatanati e già han posto… gli occhi e le mani su alcune donne… Come puoi ben intendere ho già i miei grattacapi…
Ma essendo questo il mio ‘volere’ mi vedrò costretto a vederti sopra un pulpito di legno scolpito a biascicar belle balle e a succhiar incenso…
E sia, così come vuole il mio ‘volere’! –
POLLICINI: Or che siamo in piazza della cisterna corro in Curia e me ne vado a letto… A presto Feudatario…
< Carrozza con tiro a due
< Monna Colombella COLOMBELLA: Or che siam per via e non vi son orecchie indiscrete ditemi, Nonno, cosa avete saputo dal quel vostro aiutante che ogni mattina mi porta una botte d’acqua fresca di fonte?
NONNO: Che son giunti altri mercenari e questa non è una novità…
Pare, e dico, pare che il feudatario che intendeva metter il suo vessillo su un altro borgo, dopo aver occupato Querciolano, ora, con i nuovi militi e il bel numero di monete d’oro contenuto in due casse, potrebbe proseguire nelle sue ‘conquiste’. Anche perché i fiorentini han dimostrato che non intendono muoversi, con armati e vessilli, per riprendersi il loro…
COLOMBELLA: Suvvia, Nonno, un uom arguto quale voi siete, non può pensar che non si possa rovinar il ‘disegno’ del feudatario senza far garrire al vento il ‘fiore’ rosso di Firenze…
NONNO: Hm… Intendereste crear un ostacolo al feudatario? …
COLOMBELLA: Supponete, seco me, che con la benedizione del messer Zefirano da Bologna e di messer Tuccellai da Firenze ci muovessimo in tal direzione di cosa avremmo bisogno?
NONNO: Hm… Uomini… Cioè militi fatti e rifiniti ed io di gente così conosco solo i mercenari che hanno un gran difetto: voglion esser pagati, meglio se con monete d’argento e d’oro
COLOMBELLA: Non credo vi stupireste se vi svelassi che il qui presente messer Franco, presentatosi come ‘incisore’, sia un luogotenente che abbia militato anche agli ordini del Fortebraccio….
FRANCO: Ci siam già incontrati, rammentate, birocciaio? Come sapete son amico del Tardo e son stato un suo commilitone… Or che il Fortebraccio giace ammalato in Udine io ed alcuni dei miei compagni siamo, momentaneamente, ‘liberi’… E non vi nascondo che anch’io, come il Tardo, non amo lucidar una sedia o una panca con il fondo schiena…
NONNO MEDITAZIONI: Il fatto che monna Colombella non sappia ciò che han fatto il Tardo e il cosi detto
' incisore’ può voler dire due cose: non lo sa, ma potrebbe anche saperlo e finge di non saperlo per veder di che ‘panni’ io mi vesta…
Come suol dire il Tardo: ‘ ma tutti a me dovete capitare’? Ma è anche vero ch’io non disdegni provar qualche brivido…
Vediam allora che ‘carte’ ha in mano costei…
< birocciaio NonnoNONNO: Hm… Giusto per amor di ragionamento… Cerchiamo di scoprir quale sia il borgo appetito dal Feudatario… Io ho sentito dir che potrebbe essere Acquaviva Croceantica, così ha detto, almeno, uno dei due gabellieri che stazionano alla porta del Sole…
Uomo cui io, non potendo dargli acqua fresca di fonte che non è apprezzata nemmen per lavarsi ma che ne avrebbe di bisogno, procuro una fiasca di vino affinché non controlli da vicino le sei botti, a viaggio, che porto dentro il borgo anche se son munito di un salvacondotto particolare del Murtp…
Voi Franco, che siete un forestiero et indi non conosciuto dovreste frequentare Croceantica, e sedervi all’osteria del Gallo. E, lì, sicuramente avrete la possibilità d’intuire, se e come, intendano muoversi gli uomini manovrati dallo Jago o dal Lupo o dall’Urso…
Appena ne avrete avuto notizia vedremo come poter agire per accontentare il Bentivoglio e il Medici … Useremo il Tardo come corriere e informatore…
Tanto quello non desta sospetti che è sempre in giro per consegnar merci o per metter in tentazione fanciulle, donzelle o monne sposate…
COLOMBELLA: Essendo io donna… pur con un qualche disagio vi riporterò un pettegolezzo… O, se preferite, una malignità fiorentina ed una bolognese… Messer Tuccellai, segretario di quella segreteria che non esiste, roteando la su’ penna d’oca tra il pollice e l’indice, m’indicò che avrei potuto incontrar nella contrada di Bologna un ben strano soggetto e la descrizione che me ne dette calza come un guanto al succitato Tardo. Il messere finse di sbuffare, ma mi fu palese che tenga al costui, mettendomi, però, sull’avviso, qualora avessi una cameriera o una dama di compagnia, dai ‘maneggi’ di quello che par dormire all’impiedi…
E messer Zefirano da Bologna, con parole più ‘morbide’ espresse un concetto non molto dissimile dal fiorentino. Questo potrebbe avvalorare il vostro giudizio birocciaio dell’arte di passar inosservato di costui… sempre ammesso che nei pressi non vi sia una donna piacente… Preferirei si muovesse come un frate da questua di quelli che se ne vanno a capo chino biascicando PaterAveGloria e che non attirano certo l’attenzione… Ma non avendo null’altro ce lo faremo andar bene…
<Interno Osteria del Murtp
<BoriagoBORIAGO: Già ti dissi una volta, Moro, che tu, forse, ‘un sei stato un cornuto, ma di sicuro sei stato e sei un gran sfigato! ‘un avevi detto che il feudatario s’era scordato di noi due? E, allora, per qual motivo, satiro ingrifato, or lo dovremmo accompagnare al borgo d’Acquaviva Croceantica?
Stramaledetto borgo oltre Querciolano, in territori fiorentini, ove, pare, ci sia un bastione fortificato…
< Moro, una guida abilissima MORO: Hmpf… Già ti dissi ch’io non sia un cornuto! Da quello che ci ha detto Lupo è una ‘visita’ da far in gran segreto ed è per questo che voglio che io, che son la miglior guida tra gli uomini del Murtp, guidi i tre luogotenenti ed il feudatario in persona nei pressi del bastione
BORIAGO: E tu per far il ‘pavone’ non hai certo detto che non conosci quella zona… E’ già, si sarebbe guastata la tua fama di profondo conoscitore di tutti i boschi che son in questa contrada… Ma che c’hai dentro quella testaccia, tutt’osso? Che fuori un bel palco di corna tu ce l’hai e in molti lo sanno! Non abbiam nemmeno il tempo di andar a farci una capatina…
MORO: Hmpf… Esagerato, una sola volta abbiam rischiato di perderci e tu me la meni ancora!
BORIAGO: Cosa pensi che ci farà il Feudatario, che non vuol passare per la strada che vien da Querciolano, quando saremo nel fitto del bosco di faggi e ‘un sapremo più dove volger lo sguardo?
Potremmo finir alla gogna con le chiappe al vento e il Grosso, per il diletto del Murtp, ce le colpirebbe con la scudiscio e per rimarginare le ferite che si verrebbero a creare ci verserebbe sopra del sale grosso!
MORO: Hmpf… Esagerato, come tuo solito… Visto che sta arrivando il Boccalozzo che s’aggira con i suoi quattro muli in tutti questi boschi, or mi faccio dir qualcosa per passar per qualche sentiero e giunger nei pressi del borgo Acquaviva…
< il mitico Boccalozzo TerBOCCALOZZO: Passato il borgo La Traversa andate avanti fino a quando non troverete un fontanile sulla sinistra… Badate a modo e vedrete che v’è un sentiero che s’apre tra i cespugli e scompare nel bosco di faggi… Sapete che parlar mi fa venir una gran sete? … Potreste anche offrirmi un boccalozzo di vino, nevvero? Si? Allora chiamo l’oste…
Ehi, Giuffreddo , portaci tre boccalozzi che se questi due amici non consumano… Me ne farò carico io medesimo….
Dunque, badate che è un sentiero da muli o da cavalli, non certo da carrozza! Ci sono un paio di curve secche che s’avvoltola… Che s’inerp… Insomma: che salgono forte e si procede al passo per non far perdere la presa agli zoccoli… Buono ‘sto vino…
Giungerete ad un pino colossale che vien chiamato Pino Solitario che par l’avanguardia del bosco che v’è sopra… Seguite il sentiero di destra e dopo la prima cresta passerete dalla faggeta ai pini… Vedrete una specie di maestà di mattoni e isto vorrà dire che siete sulla via bona… Badate che se dovesse esser nuvolo a quell’altezza le nuvole avvolgono il tutto ed facile perdersi…
Tu non bevi? Allora me ne faccio carico io… Vedrete un pino squarciato da una folgore e, poco dopo, un buontempone perdigiorno ha lavorato di scalpello un tronco secco facendolo parer quasi una strega a cavallo di una scopa…

Cose che capitano quando il luogo è frequentato da generazioni di boscaioli che lavorano d’ascia per cavar della legna da ardere.
BORIAGO: E arrivati alla ‘strega’?
BOCCALOZZO: E, un attimo… Che mi s’è seccata la gola… Hm… Un buon sorso rimatte… rimet.. Insomma: va tutto a posto, nevvero per l’inverno… Cioè: per l’invero…
BORIAGO: A me par che ti si attorcigli la lingua… Torniamo alla ‘strega’ e dopo che, v’è?
BOCCALOZZO: V’è che il bosco s’infittisce che è la zona ove viene un incaricato della Srena… della Sereni… Insomma: di Venezia per far tagliare solo gli alberi che paion loro degni d’esser portati al cantiere… Cioè all’Arsenale ove fan le loro barche per guerreggiar con gli arabi…
Fate attenzione a seguir il sentiero che continua a salire e v’accorgerete che siete alla ‘cresta’ quando potrete veder uno squarcio di cielo… Un altro piccolo sorso… V’è una bifor.. bifond… Insomma una deviazione… Tenete la mano mancina e da lì ‘un potete più sbagliare.
Il sentiero corre nel fitto del bosco, in discesa e giungar… giungerret… Insomma: arriverete al bordo del borgo di Acquaviva Croceantica… E che buon pro vi faccia…
Anche s’io continuo a domandarmi perché ‘un v’andate per la via della Santona, che è più lunga ma ‘un vi ci perdete certo!
MORO: Hmpf… Forse perché il Feudatario vuol vedere quanti animali selvatici son in quella parte del bosco… Curiosità da signorone, magari per andarci a cacciare qualche cervo o un orso…
BOCCALOZZO: Curiosità da signorone… Badate di star all’erta che ci son molti cinghiali e in questo periodo hanno i cuccioli… Se stuzzicate una cignalessa pole essere che vi carichi di brutto… Rammen…rammont… Insomma: ricordate che il vecchio feudatario ne ebbe una gamba squarciata dalle zanne e né morì dissanguato prima d’uscire dal bosco…
Ed or, mentre voi ve andate a me il compito di iniziar e finir il mi’ terzo boccalozzo… Alla vostra salu… Insomma: al vostro benessere…
BORIAGO: Allora, somma guida, ti rammenti? Al fontanile dopo la Traversa, sentiero a destra
Buono per muli e per cavalli che sale con due curve ripide fino ad un grosso pino, detto Solitario. Lì dobbiam tener la destra fino ad entrar nel bosco di pini…
MORO: Hmpf… Mi prendi per stolto oltreché per cornuto? Più oltre v’è una maestà, poi un pino che ha subito l’ingiuria di una folgore… Poco oltre un tronco secco scalpellato per apparir come una strega su una scopa…
Magari quello che l’ha fatto è uno di quelli che vanno d’intorno dicendo che la mi’ Berta si sollazza con altri omini…
BORIAGO: E ti rende cornuto?...Giammai! E oltre che v’è?
MORO: Hmpf…poi dovremmo trovare gli alberi segnati dall’incaricato di Venezia per le loro galere… E saremmo sulla ‘cresta’ , poscia tenendo la mano mancina scenderemo fino a giunger, invisibili a tutti, i sobborghi d’Acquaviva Croceantica.
Facile, non vi si perderebbe nemmen un bambino…
BORIAGO: Vedremo… Ah, glielo vai a dire tu, Feudatario, che dovrà sbatter il su’ deretano sulla sella di legno? Che nell’ultimo mese deve aver ‘messo su’ una quindicina di libbre grosse…
MORO: Hmpf… Esagerato, come tuo solito…
BORIAGO: Scommetti che non metterà il corsetto di metallo, ma un giaccone di pelle o di lana follata’? Che nel corsetto ‘un v’entra più! Dai, vai al borgo e annuncia la lieta novella al trippone… Tanto poi non ne avrà gran danno con quelle chiappone gonfie di lardo…
MORO: Hmpf… Va bene vado…
BORIAGO MEDITAZIONI: Ecco bravo, io intanto vado a porger… i miei saluti alla tu’… Cioè alla nostra Berta e come ho sentito dir da un allegro malnato dall’accento toscano: < Ma quanti omini fa becchi quando va con su’ marito?>
E io ‘un saprei rispondere davvero…
SALVACONDOTTO
SALVACONDOTTO
< castello MURTP
<Contabile che lavora CONTABILE: Non ti lamentare, birocciaio, e tu sapessi come sia difficile accontentare il Feudatario...
Ed or poi che è giunto il luogotenente Urso con una trentina di uomini da ricoverar e dar lor da mangiare e soprattutto da bere…
L’oste Giuffreddo dell’osteria del Cavaliere, che ha aperto da poco in isto borgo, ha detto che son chiassosi, mangiano per quaranta, fors’anche per cinquanta… E bevono per centoventi cristiani. Ah… E molestano le due cameriere e l’ostessa chiedendo, a gran voce, se son disponibili a saltar nei loro letti… E spesso, anzi spessissimo, non paghino tutto ciò che han bevuto
<Oste Giuffreddo dell’osteria del Cavaliere TARDO: Certi mercenari son soliti far così… L’oste può solo sperar di riempirli di vino fino a farli rincitrullire in modo che comincino a ciondolare e s’ingarbuglino loro le lingue...
Come capita al Boccalozzo, insomma…
CONTABILE: Parli bene tu che non devi tirar fuori dei baiocchi da dare al Giuffreddo per ripianar quello che quelli consumano… Perché tu sai, nevvero, che il proprietario di quest’osteria è il Feudatario? Egli intendeva aver la frequentazione di gente danarosa e, per questo, ha riempito la cantina di vini pregiati… Ma or gli si ritorce contro che quelli bevono senza distinguer un vino ottimo e costoso da un vinello mediocre…
Ma questo tu lo sai che il tuo amico, quello con il pizzetto bianco, ha fatto non so quanti viaggi per portar botti e botticelle…E. dopo aver pagato il Giuffreddo tocca a me andar dal Feudatario ad avvertirlo che le monete, nei forzieri, calino…
Ed egli oltre a storpiar il mio nome, s’adira seco me con rudezza…
Non per altro era un capitano di ventura ed ho sentito un suo milite dir che c'ha la testa 'tuttosso'. Infatti s'abbuscò un colpo di daga sull'elmo, ma 'un ci morì..
Quindi fatti i tu’ conti… E è ben risaputo, tra i suoi militi, che chi l’ostacoli, anche solo a parole, o gli porti ‘brutte’ nuove ne trae rogne!
Ma veniam a noi…Che ci scrivo, allora, sul lasciapassare?
TARDO: Saperlo... Egli vuol almeno due mantelli di lana follata con il su' stemma ricamato sopra e li vuol per ieri... Io gli ho detto che conosco due donne che lavorano sia la lana che la seta, ma stanno a Bologna...Indi dovrò andar da qui alla città portando lana da lavorare e con somma fretta!
E, poi, appena il primo mantello sarà passato al telaio e pronto lo porteremo al Feudatario per averne consenso ed evitar d'esser sbattuti in una delle segrete del castello ove, dall'umidità che v'è, nuotano le trote.
Poi, se a lui sarà piaciuto, porteremo, qualche altra pezza già pronta, a Bologna, per il secondo mantello...
CONTABILE: Fammi capire bene, birocciaio, tu verrai a rompermi i maroni, come suole dire il Feudatario, per tre o quattro volte?
Ma tu credi ch'io stia qui a grattarmi l'inguine? Ora che devo conteggiar due casse piene di monete! Altro che grattarmi l'inguine , anche se il feudatario ne sia convinto!…
Aspetta che or vedo io come aggiustare ‘ista cosa….
< immagine salvacondotto Hum... Senti se ti può andar bene così: < Il latore del presente trasporta ciò che trasporta per volere et intenzione del Feudatario in persona >
E questo ti farà passare senza nulla richiedere. E qui in basso, oltre questo bel sigillo a ceralacca, c’è già la firma del feudatario, che me ne ha firmati un paio acciocché non andassi a… rompergli i maroni.
TARDO: Penso che il Moro, ad esempio, strepiterà 'un capendoci nulla ed io potrei finirci alla gogna attendendo l'ordine di libertà del Feudatario...
CONTABILE: Tu impreca contro il Feudatario e... offri una sacca di vino al Moro e al su' compare... Sacca che pagherò io, così tu non avrai beghe e non ne creerai a me... Ed ora corri, va per questi per i mantelli...
Quando avrai fatto vedere il disegno della lampreda, che è lo stendardo del nostro amatissimo feudatario, a chi lo ricamerà e saprai la spesa vieni da me che dovrò avere il permesso del Feudatario per darti i denari...
Che a parole è più munifico del Magnifico di Firenze, ma quando si tratta di cacciar delle monete diventa più avaro di un avaro… Ma tutti a me, dovete capitare? Eccheduemaroni!
TARDO: E tutti vissero felici e scontenti... A presto, contabile... E bada di 'un ti fiaccar le unghie grattandoti il ventre!
Mugugno incomprensibile del Contabile…
<laboratorio dell’Andromeda ANDROMEDA: La Marolda, sposa del Pasquale... no... che ora vien chiamato Filippo lavora divinamente al telaio e grazie ai filati ben fatti della Lena e delle altre tre donne del contado, sta già cominciando a preparare il mantello per il feudatario. Non sarà uno scherzo, ma l' accontenteremo e ci faremo un bel po’ di denari.
NONNO: Talvolta mi viene a uggia il gabellar il prossimo, specie quand'è fin troppo facile...
E' un duro lavoro, lo so… L’ho sempre saputo, ma qualcuno l'ha pur da fare!
Mentre tu tingi i filati della Lena, per farci lo stemma del Murtp, e la Marolda fa andare il telaio io e il Tardo, domani, andremo dalle parti di Fonte Mala dove avremo un incontro che ha da rimaner segreto... E li sapremo, magari, come impiegare quel mezzo sacco riempito d’erba tagliata e pezzi di ‘metallo’ presi ‘in prestito’ da una delle due casse trasportate e protette dall’Urso…
ANDROMEDA: Pare acclarato che se il Tardo non ficchi la testa tra le fauci d'un orso adirato non si diverta affatto! Ed ora a stimolarlo c’è anche il Franco!
Ho ancora i brividi a pensar all’altra notte… Come fossero stati fatti di fumo, o di nebbia, son scivolati tra due fuochi passando dietro alle due sentinelle che, intontite dalla pozione sciolta nel vino, dormicchiavano accosciate accanto alle fiamme ed appoggiate alle loro picche…
Quello più grosso dei due smise di russare e aprì gli occhi, ed io temei che desse l’allarme…
NONNO: Ma non accadde che era intontito e ciò che videro i suoi occhi non giunse al su’ cervello!
ANDROMEDA: E il Tardo, che era a metà d’un passo rimase con il piede sollevato da terra, immobile come un fantoccio… Però, tanto per dimostrar d’esser un allegro malnato emise una specie di lieve russar che aiutò la sentinella a tornar nel mondo dei sogni.
Raggiunsero il carro circondato dai militi e Franco passò una chiave al Tardo che ci sputò sopra e l’inserì nel lucchetto..
NONNO: Tra le altre cose pare avere anche una ‘mano’ fatata e senza nessun rumore aprì il lucchetto del Vulcano. Poi sollevò il coperchio della cassa e, anche nella penombra, vedemmo il suo sorriso…
ANDROMEDA: Avevo pensato che, avendo appurato, senz’ombra di dubbio, che il trasporto serviva a portar molti denari al Feudatario s’impossessasse di alcune monete, come fossero dei ‘campioni’, e richiusa la cassa ed il lucchetto, ci raggiungessero… Invece… il Tardo,
NONNO: Non dirmi, strega con preveggenza nel futuro breve, che non avevi previsto o supposto quello che accadde subito dopo…
ANDROMEDA: Non so chi tra te e il Tardo sia il più maln… il più ‘birichino’.
Certo qualcosa avevo immaginato… Ma veder il Tardo prender monete, a due mani, e farle scivolare nel sacco tenuto dal suo degno compare, il Franco, mi fece accapponar la pelle.
L’erba che v’avevo messo dentro impediva alle monete, urtandosi tra loro, di produrre un tintinnio sospetto.
Franco, ad un certo punto, gli fece cenno di fermarsi, ma il suo compare vi rovesciò altre cinque manciate… Mentre il Franco tentava di issarsi in spalla il sacco, che doveva pesare assai, il Tardo richiuse il coperchio e serrò il lucchetto…
NONNO: Già, nel più assoluto silenzio , che si sentiva la lieve brezza notturna accarezzare le cime degli alberi e, in lontananza, s’udiva il doppio verso d’una civetta…
ANDROMEDA: E, in quel momento, il luogotenente dopo aver ruttato sonoramente, tanto che le due sentinelle si destarono e si guardarono d’attorno, si sollevò dal suo giaciglio, fece qualche passo, petando sonoramente, e si calò le calze per orinare con un lungo sospiro di soddisfazione…
Se avesse voltato la testa, in quel momento, avrebbe visto, pur nella penombra, il Franco che stava trascinando il sacco e il Tardo che s’era immobilizzato.
Tardo si sporse, afferrò la manica del Franco e se lo trascinò dietro facendolo scivolar sotto il carro assieme al sacco…
NONNO: Se avessero tentato d’allontanarsi il luogotenente, attirato dal movimento o da qualche fruscio, li avrebbe scorti e dando una voce li avrebbero catturati in un amen e li avrebbero passati a fil di lama prima ancora d’aver capito che erano stati derubati…
ANDROMEDA: Invece , nascosti nell’ombra fitta sotto il carro, non furono scoperti…
NONNO: Però corsero un bel rischio, ammettilo…
ANDROMEDA: Già, il luogotenente, che s’era avvicinato al carro, si limitò a scuoter i due lucchetti e non s’avvide dei due.
Forse hanno anche dormicchiato mentre attendevano che il luogotenente, tornato al suo giaciglio, riprendesse a russare debolmente. Attesero anche che le due sentinelle ricominciassero a ciondolar le teste e poi uscirono dal loro nascondiglio e portarono il pesante sacco sul tuo carro…
Sacco di Pulci, che avevano lasciato tra le stanghe, si mosse con lentezza e lo scricchiolio delle ruote, che schiacciavano delle foglie secche, non disturbò nessuno…
Posso dir che tra di noi vi son tre malnati, per quanto simpatici ed arguti? E credo che anche il cavallo sia della vostra stessa stirpe! … Infatti sbruffò sonoramente solamente quando fummo lontani dall’accampamento
Sai chi incontrerete domani?
NONNO: Monna Colombina Degli Argentieri che, al pari del Tardo, non deve esser ciò che vuol apparire…
ANDROMEDA: Stateci attenti che di gente gabbata e mariti resi 'cervi' ve n'è già oltre la bisogna!
Che 'un vi presentino il conto!
NONNO: Son gli incerti del mestiere, ma vuoi mettere quando dondoli sulla panchetta del carro ed invece di dormicchiar annoiato, ti guardi d’attorno per iscanzar un gabelliere o uno sbirro?… Quando ti si rizzano i capelli sulla testa perché hai sentito una bella ‘rogna’ che ti s’appresta?…
O quando, dopo aver ‘passato l’esame’ del gabelliere, senza danno, riprendi il tuo andare borbottando, in modo che egli ti senta, contro chi non crede alla tua onestà…
O, se è il caso che t’abbia fermato il Moro, come suole far il Tardo far qualche riferimento, men che velato, a chi c’abbia le ‘corna’ come quelle di un cervo reale e ‘un lo sappia… Vuoi mettere?
ANDROMEDA: Hm… Come dicono a Firenze: va ‘ia, va’ia, scostumato!
NONNO: Pensandoci a modo… Rammento che anche tu, gentile monna, quando io… ‘inavvertitamente’ t’invitai ad accompagnar il Tardo e il Franco, dopo aver preparato quel composto che avrebbe fatto addormentar i militi, non ti rifiutasti…
ANDROMEDA: Hm… Se non sapessi quanto sei birichino crederei che la frase che dicesti “ ti sia dal sen fuggita”, come ha detto il poeta. Ma, sempre come ha detto il poeta, “ più richiamar ‘un vale! “…
Tu l’hai detta quasi per sfidarmi a non fare una cosa ben sapendo che sia il modo migliore per farmela fare…
Come ti dissi e t’ho ripetuto adesso: va ‘ia, va’ia, birichino scostumato!
< via nel borgo di Trump MELISSA: Che tu sia scostumato è già ben risaputo anche se sia da poco tempo che frequenti isto borgo… Una mia fantesca va dicendo che reciti strambotti per gettar in confusione le monne stolte che ti prestano orecchio per poi approfittarne per il piacer tuo …
Io non son tra coloro, però c’ho curiosità di saper cosa raccontasti che l’Elissa giunse, ridendo, fino alle lacrime…
TARDO: Riportai ciò che, poco tempo orsono, accadde in una città non lontana da Milano ov’è un gran convento di suore che ha come badessa l’ Usimbalda che gode di fama di buona e santa donna detto da chiunque la conosca.
Si dice che giunse, colà, una giovane di gran beltà, tal Isabetta, destinata dalla sua nobile famiglia al convento. Pare che, per quanto ella si sforzasse, il velo le pesasse assai e le divenne insostenibile quando un dì, recatasi alla grata per salutar un suo parente, vide un bel giovine ed ella se ne innamorò…
MELISSA: E queste son tristi cose risapute quando non essendovi la possibilità di far la dote per la ragazza, specie se ella è la terza o la quarta figlia, i famigliari la destinino al convento ove, almeno, vivrà rispettata e tranquilla...
TARDO: Hm… Il giovine similmente di lei s’accese e non senza gran pena di entrambi questo amore un gran tempo, senza frutto, sostennero.
Ma è ben risaputo che la necessità, o la voglia, aguzzi l’ingegno e la giovine vide una via occulta che l’amato avrebbe potuto percorrere per giunger a lei non visto da niuno.
E con gran piacer di entrambi quella via egli percorse, non una, ma molte volte. Sempre nottetempo.
MELISSA: Beata gioventù che non sa far rinunce e non sa mortificar la carne…
E m’immagino che dopo alquante volte la cosa si riseppe…
TARDO: Una notte, infatti, una delle monache s’avvide del giovane che s’allontanava furtivamente. Forse per far cosa giusta non volendo gettar discredito sul convento, sulla badessa e sulla famiglia della giovine ella concordò con alcune sue consorelle di star all’erta per cogliere il mariuolo quando che fosse tornato per giacersi con la fanciulla…
MELISSA: La volevano cogliere in fallo grave tanto che ogni confutazione non potesse esser espressa. Anche s’io penso che vi fosse molta invidia in ciò che faceva, par con gran sollazzo, la giovane…
TARDO: Pole anche esser…Quando il giovine tornò attesero un po’ di tempo acciocché i due si apparecchiassero nella cella a goder uno dell’altra. Poi si divisero, alcune restarono d’innanzi alla porta mentre in due andavano alla camera della badessa e picchiavano all’uscio dicendo:
< Orsù, madonna, levatevi tosto che l’Isabella ha un giovine nella cella! >.
L’Usimbalda, destata di sorpresa non accese nemmen il lume, ma si vestì prendendo i panni che aveva a piè del letto. Affrettandosi ella, con le due suore, giunse alla cella e, spalancata la porta, sorprese i due giovani ignudi che dormivano.
L’Isabetta venne tratta a forza fuori mentre le suore rinserravano l’uscio affinché il giovine vi rimanesse rinchiuso in attesa dagli sbirri che sarebbero stati prontamente chiamati…
MELISSA: Un brutto destino attendeva il giovine.. Specie se fosse stato giudicato da uno dell’Inquisizione per aver arrecato offesa ad una suora all’interno di un convento...
E poi che accadde?
TARDO: Trascinata l’Isabetta in capitolo (*) quelle provvidero ad accender lumi bastanti per ciò che intendeva far la madre badessa. Ella infatti inveì contro la giovine, semi ignuda, con gran villania che il suo comportamento gettava discredito alla santità, all’onestà e alla buona fama del monastero. E le sue sconce azioni, se si fossero risapute, avrebbero contaminato tutte loro.
Ed andò ancora avanti minacciando punizioni tanto che alcune delle monache provarono compassione per ella che aveva ceduto agli amorosi sensi.
Riprendendo, ad un tratto, fiato la badessa, la giovine, pur timorosa, la fissò per poi dir con voce gentile:
< Badessa, annodatevi la cuffia e poi riprendete a dirmi ciò che vorrete >
< Qual cuffia, rea femmina? Tu osi motteggiarmi? Dopo ciò che tu abbia fatto? > E la giovine preso coraggio e disse:
< Badessa, annodatevi la cuffia ed io risterò ad ascoltar ciò che mi direte..>
Vedendo che molte delle monache avessero preso a fissar il suo capo l’Usimbalda, toccandosi con le mani, s’accorse di non aver indossato il salterio ( ** ) , ma le calze d’un prete che fosse solito raggiungerla nella su’ stanza, celandosi, poi, in una grossa cassa di vimini …
Rossa in viso, qual brace attizzata, cambiò il sermone argomentando che talvolta fosse impossibile difendersi dagli stimoli della carne. Ma che era buon intendimento chieder perdono, pregar e digiunar per almeno tre giorni tre…
MELISSA: Con questa tua favoletta cosa vuoi tu dirmi?
TARDO: La santa madre badessa si riferiva alla punizione che il più colpevole tra i due dovesse sopportar per aver remissione, ad entrambi, del mal fatto.
Ed indicò il digiuno per almeno tre giorni tre.
Siete d’accordo seco la madre badessa? Me ne compiaccio assai, perché io son digiuno da tre giorni tre…
Indi non v’è ostacolo che s’opponga, se vu’ volete, che noi si salti sul talamo assieme per averne gran godimento, non v’appar veritiero? Avendo già fatto penitenza prima del peccato!
MELISSA: Mariuolo malandrino sfacciato… Serra allor l’uscio che ne… parlerem immantinentemente!
< da qualche parte nel bosco... MORO: Che t’avevo detto io? Da quando ci siamo trasferiti alla Santona la Roberta è tornata ad esser la giovine che avevo corteggiato e conquistato con molta fatica, che mi cedette dopo tre mesi. Posso dir, senza tema d’esser smentito, che è tornata ad esser la ‘mia’, com’è sempre stata!
Evidentemente la temperatura e l’atmosfera di Cisterna Alta l’indisponevano… Or è tutta moine…
< Roberta consorte del Moro detta dagli amici... 'Berta' MORO: Gentile, premurosa, aggraziata, disponibile e mi fa trovar sempre il mangiar pronto e caldo…
BORAGO: Bene. Meglio così che aver accanto una donna scontrosa ‘un deve esser piacevole…
MORO: Vedi, ordunque, che le chiacchiere che mi volevano ‘cervo’ eran infondate?
BORAGO: Me ne compiaccio seco te… Ma, per curiosità qual è il piatto che ti fa trovar sempre pronto, la ‘tua’ Roberta?
MORO: Pasta in bianco su cui rovescia della panna fresca, poi, rimescola nella padella calda e condisce con molto formaggio grattugiato… Di solito è il parmigiano… Ed è divenuta proprio brava in questo.
Per secondo m’offre salame affettato e ova sode, al massimo, tiepide… Il vino non manca e poi… v’è lei!
BORAGO: Dovrò venir a mangiare a casa tua, uno di questi giorni, ch’io mangio da solo in osteria e, alla lunga, diviene un po’ triste…
PENSIERO DEL BORAGO: Va bene che tu ‘un vedresti un prete vestito di nero in mezzo alla neve, ma c’ha da esser un limite!
Da quando, poi, il muratore Franchino ha messo, a tua insaputa, un gancio sotto la finestra della tu’ camera matrimoniale un v’è nemmeno il pericolo di fiaccarsi un osso saltando in strada, basta un mozzicone di gomena….
E qualcuno provvede a tener spenta quella lampada sulla via che farebbe individuare lo spasimante… appagato! Ma mica te lo posso dir…
MORO: Pare che il Feudatario sia assorto in altri problemi tanto che noi possiamo ignorare certe zone del bosco e, sul mezzodì, ci facciamo un coniglio selvatico allo spiedo o un paio di fagiani che
in questo periodo dell’anno son grassottelli e saporiti… Vuoi un po’ di vino Borago?
BORAGO: E perché no, che è da stamane presto che giriamo per ‘sto bosco fetente
ANNOTAZIONI SULL’EPISODIO DELL’HERMETE
< il dotto Hermete ricco di dotti detti Si dice che la pasta in ‘bianco’ mantecata con panna fresca, ripassata in padella e farcita con del formaggio , meglio se parmigiano, sia il cibo dei ‘ cornuti’.
Che la donna, che ha avuto altri ‘impegni’, sia capace d’approntarla mentre il corn.. mentre il consorte sale le scale e qualcuno, magari, si cala dalla finestra…
Ma iste son chiacchiere da osteria, ben s’ha da intendere…
* capitolo: s’intende l’adunanza dei canonici, o delle suore, in una collegiata
**salterio: velo delle suore
L'UNICORNO DEL PAPA
L’UNICORNO DEL PAPA
< Una strada nel bosco
< Luogotenente URSO mercenario al 'soldo' del Feudatario URSO PENSIERI: Io ho sicuramente abusato con quel vin corposo ieri sera… Già, che poi mangiai
solo un po’ di focaccia salata con del salame condito. Mangiar che par fatto apposta per metter sete. Nessuno dei miei, intendi com’eran a bere vino, ha cercato di catturare una lepre o un fagiano e alla lunga, complice anche il birocciaio orbo, che per salvarsi la pellaccia, non faceva altro che distribuir boccali di vino.
E noi ci siam riempiti di vino senza badar a null’altro.
Giusto per i miei ordini, quando la luna è scomparsa dietro la cresta dei monti e il buio s’è fatto più fitto, son stati accesi altri fuochi da campo e le sentinelle son divenute quattro, ma ebbi l’impressione che sonnecchiassero intontite più che vegliare…
E, per Priapo ubriaco, fortunosamente non c’accadde nulla né alle due casse, né a noaltri…
E allora perché ni’ capo, oltre il legger dolore contro il bordo dell’elmo, ho l’idea che qualcosa sia andata male? Eppur i lucchetti son ben serrati e le du’ chiavi son vincolate al cavetto che ho attorno al collo…
Le gomene che serrano le casse al carro son ben fisse ed è palese che non sian state spostate di un palmo… Ed, isto è vero…
Già, però il birocciaio con le su’ botti di vino stamane era scomparso… Lui e il su’ carro…
Deve aver temuto per la su’ misera vita da orbo sfregiato e appena l’alba s’è palesata lui, tenendo il cavallo al passo, s’è involato…
Indi le quattro sentinelle in quel momento dormivano della grossa!
Inetti schifosi, se non fosse che tra poche ore saremo al borgo del Trump e che certe cose è meglio che rimangan sconosciute, li farei frustare a dovere in modo da ficcar nelle loro schiene, nelle chiappe brufolose e nelle loro zucche vuote qual è il dovere di una sentinella!
Ed or andiam a ‘veder’ se andare al soldo dell’ex capitano di ventura Horonzo Murtp sia per me un vantaggio come mi ha spiegato quel signorone ammantellato, di cui ignoro il nome, che parla come se il generale De’ Borja fosse un suo amico fraterno… Che è bene tenerlo in gran considerazione il generale non per nulla è imparentato con un Cardinale che odora di Soglio pontificio…
< Signorone Ammantellato Ed è perciò i ‘consigli’ dell’Ammantellato van tenuti da conto come fossero ordini urlati durante una pugna.
Di sicuro v’è che debbon aver trovato una cava d’oro fino visto con la facilità con cui apron la borsa e le monete che ne cavano o son d’oro zecchino o son d’argento peso…
Hm, rammento che l’Horonzo, quand’era nell’armata dell’Alfonso, Duca di Calabria, avesse seco lui poco meno di cento cavalieri e godesse della fama d’esser tronfio e presuntuoso…
Il fatto poi che avesse cessato di curar le sue abilità nel combattimento l’indicava come un probabile fellone…
Non l’ho mai visto correr a piedi con l’armatura, o balzar lestamente a cavallo e giammai lo vidi allenarsi con qualche commilitone con le armi ’ pesanti’. E tan meno partecipar ai tornei che i capitani e i luogotenenti son soliti fare quando i combattimenti con il nemico cessino o rallentino… Eppur, forse per l’influenza di un satiro arrapato, fu scelto per divenir feudatario e potè appendere la corazza e la daga alla parete…
Immagino che da quando è divenuto Feudatario si sia riempito di buon cibo e il corsetto di metallo, che indossava quand’ era capitano , non gli entrerà che a coprir il capo…
Certo che l’invidiai parecchio quando la bella Helena De’ Prati
< Helena De’ Prati ebbe ad entrargli nella tenda e poi nel letto…
Si mormorò che ella il fece per… ‘consiglio’ di quel prelato dal naso adunco che vien chiamato, anche per il suo vestir di nero, Cornacchione, che è da tener da conto essendo dell’Inquisizione.
Ed ora me li ritrovo tra i piedi tutti e tre…
Però par che l’Helena, con quel suo invito ad andare ad incontrarla nella casa dai mattoni rosati, abbia qualche interesse per il buon baldo Urso…
Indi ci dovrò far ‘bella figura’ che quella di omini ne deve aver masticati parecchi…
E mi toccherà fare anche un bagno… Ch’io son convinto che l’acqua, specie se odora di rane ed è fredda, possa solo che far male… Ma non posso certo andar dall’Helena odorando di sudore, di ‘schiuma’ di cavallo e di polvere di strada…
URSO: Alé, Brunetto, slogati il polso per colpir di frusta questi due posapiano che il mezzodì non è più lontano al contrario del borgo e di batter la sella di legno con il corpetto di metallo addosso comincio ad esser stufo!
< Casa dai mattoni rosati
< ... nella tinozza HELENA DE’ PRATI PENSIERO: Il Pollicini ‘un s’è manco avveduto che a far scorta alla carrozza v’erano due mercenari: il Gatto e il Viscido che li ho pagati con quattro grossoni d’argento bolognesi… E m’han fatto capire che vorrebbero esser ricompensati, in un comodo letto, con della ‘carne’ profumata di bergamotto e orchidea selvaggia che è la fragranza del mio profumo…
Poveri stolti, s’accontentino delle monete e di qualche ‘sbirciatina’ nel mio corpetto o quando, uscita dalla tinozza, non m’avveda di passar ignuda accanto ad una finestra socchiusa.
E’ un concetto che non riesco ad infilar ni’ capo alle mie due ‘nipotine’… Han la bellezza dei fiori appena sbocciati e credono che le profferte dei signori proseguiranno all’infinito…
Nonostante i miei consigli son sempre pronte a saltar nel letto di qualcuno che le ricompensi a dovere senza tener da conto che il tempo lavora a loro danno e che, prima di quanto non pensino, giungerà una più giovine sia di viso che di corpo…
A me la natura ha donato, oltre un viso carino e un corpo flessuoso, un po’ di cervello…
Rifiutai spasimanti giovini e belli per ‘conservarmi’ per il Cavaliere De’ Prati che godé, dopo avermi maritata, di certe mie inclinazioni…
Elli è più anziano di me e s’accorse che i suoi lombi non potevano certo acquietarmi ed io gli feci comprendere che avrebbe potuto esibirmi come una sua ‘conquista’ e far invidia ai signorotti che frequenta, essendo divenuto un ricco banchiere che presta soldi anche al Papa…
In cambio egli mi consegnava vestiti, gioie e denari e, soprattutto, il potere di intrattenermi con somma discrezione con giovini piacenti, meglio se quasi sconosciuti...
Or con la guerra tra il Papa e i Medici avendo ‘conosciuto’ il De’ Borja posso seguir le mie inclinazioni facendo ciò che v’è da fare… Visto che ciò mi rende potente e ben fornita di denari...
Ovviamente vi son stati degli incidenti incresciosi… Un giovine rampollo di una ricca famiglia marchigiana s’incapricciò di me e giunse a minacciarmi di morte se non avessi acconsentito ad esser solo per lui…
Quando giunse a battermi compì un gran errore che io già portavo, seco me, uno stiletto affilato. Arma su cui il bruto ebbe a… cadere finendo per morir ai piedi del mio letto. E la mia fantesca, con il suo amante, si disfecero del corpo e m’aiutarono a ripulire il pavimento e a bruciar l’ampio tappeto macchiato.
Quando conficcai quella lama nella coscia di un altro ‘spasimante’ ingombrante e ‘chiassoso’ fu chiaro a tutti ch’ero io a sceglier il chi, il dove, il come e il quanto…
Ora dovrò ‘giocar’ le mie carte con attenzione che in questo piccolo borgo le voci corrono più veloci dell’alito della tramontana…
E qui mi verranno utili le ‘ nipotine’ per sostituirmi in certe…’ faccende’ mentre io vedrò di seguir i ‘consigli’ del segretario del De’ Borja che, nonostante il mio stiletto e l’ abilità che ho raggiunto nel maneggiarlo, da sotto quel cappuccio che gli copre quasi completamente il viso m’incute una certa qual soggezione…
Che par non esiti a ‘disfarsi’ di chi gli intralci la via… Come ad esempio il Feudatario che v’era prima dell’insediamento del Murtp morto dissanguato da una cinghialessa alquanto adirata.
Una ‘cinghiala’, io ne son convinta, che cammina su due gambe e beve vino…
Quando il luogotenente Urso verrà a trovarmi vedrò di farmi dire ciò che non so, ma che lui sa meglio di me…
< osteria la Volpe alla Santona
< Boccalozzo TerMENESTRELLO UNO: Perché ti chiamano Boccalozzo Ter l’abbiam capito…
MENESTRELLO DUE: Scommetto che di isto borgo tu sai vita, morte e miracoli, nevvero?
MENESTRELLO UNO: Perché noi siam sempre in cerca di qualche novità, di qualche istoria da raccontare agli avventori di un osteria…
Così i presenti son contenti, è contento l’oste che vende cibo, è siam contenti noi che ci abbuschiamo qualche denaro, ci mangiano qualcosa e ci beviam qualche boccalozzo…
BOCCALOZZO: Che è sempre una sana e lodevole abitudine, che qualcuno nell’acqua v’è affogato, ma, che io sappia, nel vin: mai!
MENESTRELLO DUE: Conosci qualche pettegolezzo?
BOCCALOZZO: Cioè di qualche ‘cervo’ ignaro d’esserlo? Non credo che v’interessi una cosetta così semplice, che la potreste sentir al mercato … Specie quando l’interessato passa, magari camminando impettito, e un venditore urla al macellaio: < Che tu ce n' hai di corna fresche, stamani? >
Vi potrei, invece, narrar ciò che sia accaduto all’Arciabate Pomponazzi dell’abazia di Pennabilli alcuni mesi orsono…
MENESTRELLO DUE: Dicci quel che hai saputo… E, siccome parlar secca la gola, ti facciam portare il primo dei tre tuoi fatidici boccalozzi…. Nina, per favore, puoi portarci dei boccalozzi a isto tavolo? Che anche l’ascoltar può stimolar l’arsura, nevvero?
< L'ostessa e cameriera Nina BOCCALOZZO: Grazie, piacente ostessa…Hm…
L’accadimento me l’ebbe a raccontare un frate, di quelli che vivon tra i tomi polverosi delle biblioteche, quelle ove vi son moltissimi libri scritti dagli amanuensi con i capoversi istoriati e dipinti in oro… Il frate che vien nomato Frà Tomo…
< Frà Tomo...'topo' di bibliotecaEgli mi disse che era stato chiamato dall’Arciabate Pomponazzi
< Arciabate Pomponazzi Il Pomponazzi gli sottopose un importante quesito: aveva acquistato per molti ducati un ‘bestiario’ ch’era appartenuto a Papa Bonifacio VII nel mille dugento e novanta cinque, o giù di lì e voleva saper se avesse fatto bene…
V’erano tre volumi istoriati con immagini a tre colori, tra cui abbonda l’oro fino, di animali che niuno avesse mai visto… L’idra, la medusa con i capelli di serpi velenosi... E v’era raffigurato anche il drago di San Giorgio nell’atto di straziare la giovin virginea fanciulla…
MENESTRELLO UNO: Drago che, si narra. fu trafitto con un colpo di lancia da parte dell’indomito santo cavaliere… Dico bene?
MENESTRELLO DUE: Si, dici bene… Non rammenti che a Firenze, in Orsanmichele, sotto la nicchia con la statua di San Giorgio v’è una predella scolpita dal Donatello che raffigura l’accadimento??
< Predella di Donatello in Orsanmichele n< < SanMENESTRELLO UNO: Me n’ero dimenticato… Quindi, Boccalozzo, in questo bestiario papale v’erano molte raffigurazioni di animali che, al momento, pochi hanno visti…
MENESTRELLO DUE: E’ altresì vero che noi non sappiam per certo quali siano tutti gli animali che vivono, ad esempio, nei grandi boschi come quelli che circondano questi borghi di montagna…
BOCCALOZZO: E ‘un son d’accordo… Io, quasi tutti i giorni, porto i miei sei muli da un borgo all’altro, talvolta trasportiam legna da ardere, o pietre da costruzione, o altro che mi vien richiesto. E vi posso garantir che di cinghiali, cervi, lupi, caprioli, volpi, lepri, fagiani ne ho viti tanti, tantissimi… Ho vito aquile, falchi, poiane, gufi e barbagianni.
Ho udito i richiami più disparati, fino al sibilar di una vipera, ma di animali sconosciuti non ne ho mai visti e di ciò testimoniano anche i boscaioli e i carbonari, che tramutano la legna in carbone…
Nel fitto del bosco, unica cosa strana, ho visto, però, una ‘strega’ che par cieca e che è accompagnata da una lupa e da due fuochi che le brillano d’accanto,
< Strega Andromeda ( ??? ) MENESTRELLO UNO: Però il fatto che tu, o i boscaioli, non abbiate visto uno degli animali dipinti nel bestiario non indica che un drago, ad esempio, non possa trovar riparo nel cuore più profondo del bosco…
MENESTRELLO DUE: E scommetto che qualche cristiano sia entrato nel bosco per non uscirne mai più…
BOCCALOZZO: E’ successo, è successo, ma quando il poveretto, o meglio quel che restava, è stato ritrovato ci s’è accorti che era caduto in un dirupo, o che avesse incontrato un gruppo di lupi, o un cinghiale incattivito o, anche, un orso… Gli artigli lasciano dei segni ben riconoscibili nel terreno e nel corpo dell’interessato… Ma di animali ‘strani’ non se n’è mai visti…
Nina, Nina per farmi contento, mi porteresti il mi’ secondo boccalozzo ?
MENESTRELLO UNO: Ammettiamo che l’idra, la medusa con i capelli di serpi velenosi e i vari draghi sian stati tutti uccisi dai valenti cavalieri senza macchia e senza paura… In fin dei conti si tratta di libroni antichi… E ciò non può interessare gli avventori dell’osteria
BOCCALOZZO: Però, e qui viene il bello, Frà Tomo m’ha detto che l’Arciabate Pomponazzi gli abbia mostrato una cassetta di legno spesso rinforzata da bandelle di metallo e d’un chiavi… chiavs…Un chiavistello in ferro pieno… ‘Sto vino mi ‘allega’ un po’ la lingua…
MENESTRELLO DUE: Una cassetta così è fatta per contener roba preziosa…
MENESTRELLO UNO: Che v’era dentro?
BOCCALOZZO: La testa d’osso che pareva d’un cavallo, mi disse il frate…
MENESTRELLO DUE: Tu mi deludi, Boccalozzo, cosa vuoi che c’importi del cranio d’un cavallo?
MENESTRELLO UNO: Un attimo… Un pontefice può collezionare testi antichi istoriati in oro, e a noi che combattiam il pranzo con la cena non c’interessano certo… Ma che Papa Bonifacio VII nel mille dugento e novanta cinque avesse voluto anche una cassetta per tenervi il cranio di un cavallo… E’ singolare… Che altro t’ha detto il frate?
BOCCALOZZO: Scommettiam il mio ultimo boccalozzo contro i vostri ultimi due che si vico cosa v’era in quella cassetta voi due ne avrete una bella storia da narrar agli ast…ai present… Insomma a quelli che son nell’osteria?
MENESTRELLO UNO: Vorresti esser chiamato Boccalozzo Cinque? …
MENESTRELLO DUE: E vada per la scommessa… Cosa v’era in quella cassetta di tanto singolare e prezioso?
BOCCALOZZO: Un cranio d’osso grande come quello di un cavallo
< Teschio dell’Unicorno Già, ma con in mezzo alla fronte un lungo cuneo d’osso avvit… avvoltol… Insomma: ritorto…
MENESTRELLO DUE: Vuoi dir che si trattasse di un unicorno! Va là che son belle fuffe, codeste!
MENESTRELLO UNO: Vorresti dire che il pontefice avrebbe speso un mucchio di monete per un teschio d’un animale che pochi, per non dir nessuno, abbia mai visto?
BOCCALOZZO: Padroni di non crederlo, ma poiché io bevo, e non poco, ma un’ son mica citrullo mi son fatto dare da Frà Tomo uno dei tre disegni che v’ern…che giacev…Insomma: che erano nella cassetta… E per comb… per ventur… Insomma: per caso l’ho seco me… Eccolo, che ve ne pare?
< Immagine dell’Unicorno Non credete, mostrandolo, che, con i vostri accor…Insomma con le vostre strimpellate di liuto v’accap… vi prender… Insomma: avrete l’attenzione dei presenti? …
Nina, Nina, piacevos… piacentis… Insomma: bella figliola, porta qui tre boccalozzi… Che i due menestrelli me li fanno… assaggiar tutti a me medesimo… Ed io mi ci sacrifico!
MENESTRELLO DUE: Bevili alla tua salute, Boccalozzo che c’hai dato il ‘destro’ di lasciar intendere che il pontefice sia stato bellamente gabbato da un arguto lestofante…
MENESTRELLO DUE: Bisognerà che la facciamo a ‘modino’ la strimpellata, che se fosse presente il Giudice dell’ Inquisizione potrebbe prender d’aceto per una questione di… ‘corporazione’… Dopo tutto il Pontefice, gerarchicamente, è un suo superiore…
MENESTRELLO UNO: Vuoi scommetter che il feudatario, che come molti militi, potrebbe aver in uggia gli strusciator d’acquasantiere ci riderà di gusto?…
< immagine dell'oste soddisfatto per le vendite del vinoOSTE : Puoi contarci, menestrello e io cercherò di fargli offrire un giro di boccali ai presenti…
NINA : Sarà facile che il Feudatario li faccia pagare al Cornac… Al Giudice, insomma… Che mi pare più propenso ad allargar i cordoni della borsa ove ha, sempre, monete d’oro e d’argento…
Ma comunque sia a noi non andrà poi tanto male…
< L'ostessa e cameriera NinaANNOTAZIONE DELL’HERMETE
< Il dotto di detti... detti Hermete UNICORNO: nelle leggende antiche, che ancor si narrano ai bambini, si sarebbe trattato di un animale con un unico corno al centro della fronte.
Corno che, triturato, avrebbe costituito un medicamento con virtù curative contro il veleno dei serpenti.
Qualcuno ebbe a dir che si trattasse di un inganno inserendo nel cranio di un destriero il corno di un pesce poco noto e poco frequente nei nostri mari detto ‘ narvalo’…
In mancanza di prove concrete io, per quanto da me letto in tomi ponderosi, propendo a pensar che si trattasse di uno scherzo di un buontempone che gioiosamente gabbava i potenti… E che vi si riempiva la borsa che il pontefice non si faceva mica 'ridere' dietro... SLAMARE UN PESCE
‘SLAMARE’ UN PESCE
< bosco controsole ANDROMEDA: Sbaglio o quell’uomo che guida quel carro carico di botti…
< carro con bottiSi, veggio il suo pizzetto bianco… E’ il birocciaio Nonno?
< birocciaio NonnoFRANCO: Esatto, pulzella strega, e lui che ha una parte del ‘verme’ che stiamo per mettere sull’amo per ‘catturare ‘ il nostro grasso pesce…
ANDROMEDA: Senza farmi tirare fuori la Sfera Magica, quella che s’usa per veder il futuro ‘breve’, mi spieghi cosa vi è frullato nel cranio? … Anzi cosa ti è frullato nel cranio che in quello del Tardo gira, prevalentemente un’idea sola!
TARDO: Andromeda tu mi fai torto, oltre all’idea di giacermi e sollazzarmi con le belle giovini pari tuo, io, come il Nonno ci ha la vocazione di gabellar la gabella, ci ho la ‘fissa’ di prendermi gioco dei saccenti e, se alla fine della ‘fiera’, mi rimangono in mano delle monete… E meglio se d’argento o d’oro, le vado ad ‘investire’ negli strambotti e nei racconti del mio amico Poli.
Rime sopraffine che m’aprono le porte e le braccia di certe monne annoiate…
FRANCO: Per esser precisi ti aprono anche altro oltre le porte e le braccia… O mi sbaglio?
TARDO: Ma tutti a me debbon capitare i malpensanti?
ANDROMEDA: Hm… Allora qualcuno mi vuol dire cosa c’entra il Nonno e il suo carro in questa faccenda?
FRANCO: Vedi che sul carro vi son alcune botti di legno? Cosa potrebbero contenere?
ANDROMEDA: Escluderei che contengano fresca acqua di fonte come quella che vien trasportata nel bordo di Murtp perché la cisterna è stata svuotata ed attualmente il borgo è senz’acqua…
FRANCO: Quelle sette botti son dette, per la loro misura, ‘corba smilza’ e da ognuna si cavano trecento boccali… Ovvero quasi dieci boccali ad ogni uomo della scorta…
NONNO: Avanti gente che ‘un abbiam tutta la giornata… Andromeda passami il tuo intruglio che lo rovescio nell’unica botte che ha lo zipolo e da cui spilleranno il vino…
Intanto tu, guaritrice, aiuta il Tardo ad appiccicarsi, con la colla di pesce, sulla guancia questa frattaglia che lo renderà sfregiato e orbo dell’occhio destro…
ANDROMEDA: Vediamo se ho intuito, intendete dire che, quando quelli si fermeranno per il sopraggiunger della notte, voi tenterete di aprire una delle due casse?
Ma cosa avete bevuto succo d’oppio sciolto un vino rosso?
Non pensate che i trenta cavalieri si disporranno a difesa attorno al carro? Accenderanno dei fuochi da bivacco e, sicuramente, un paio, a turno, saranno di guardia… Non potrete avvicinarvi nemmeno a quel maledetto carro!
E anche ammesso, ma non concesso, che giungeste a sedervi sulle casse dovreste superare l’ostacolo di un lucchetto di metallo forgiato da Vulcano…
Fabbro che è rinomato per far oggetti robustissimi e voi dovreste ‘attaccarli’ nel più assoluto silenzio…
TARDO : Sai, Andromeda, che, tu sostando in ista posizione, m’è caduto lo sguardo dentro il tuo corpetto?…
T’ho mai detto che c’hai le puppe a pera? Ah, te l’avevo già detto… Allor aggiungerò:
E tu c’hai un bel seno lo posso dir senza ritegno
Ma se ‘un me lo fai toccar a modo
Ci singhiozzerò sopra senza il solito ritegno
ANDROMEDA: Mai che tu sia serio, vero? Bada, che come orbo sfregiato, sei proprio ‘carino’, ma vedi di non farti trafigger da un colpo di daga…
FRANCO: Tu, donzella, nella penombra, sarai in una magnifica posizione per osservare o la nostra ruina, che ci passerebbero a fil di spada immantinentemente, o la nostra bravitù nel guardare, osservare e, come fantasmi, scivolare nelle ombre della notte…
Orsù, per la tua grazia, raccogli un po’ d’erba da mettere nel sacco mentre il Tardo finisce il suo camuffamento da orbo sfregiato
TARDO : Avanti gente che ormai i nostri ‘pesci’ sono a meno di due miglia…
Olà, Franco ora io vado con il carro e spero di riveder la tu’ brutta faccia….
< ove la sabbia scivola assieme al tempo...ANDROMEDA: Uscendo da questo sentiero è sbucato a meno di trecento passi dall’avanguardia dei mercenari… Ed or agitando un boccale che spande vino qua e là sta cantando una canzonaccia e par sommamente stonato, ma la su’ voce è sentita anche dagli uomini che son attorno al carro…
TARDO : Dura è la vita del birocciaio
Che sen’va col su’ biroccio
Portando, nelle botti, vin che può sol odorare
E giammai assaggiare
Se non vuol sulla gogna andare
E il morso dello staffile apprezzare
ANDROMEDA: Sta agitando un topolino, tenuto per la coda, davanti alla bocca di un gatto randagio ed affamato… Ecco, una mezza dozzina han dato di sprone e lo stanno raggiungendo gridando come ossessi…
NONNO: Guarda che, con mano tremante, sta offrendo il boccale al cavaliere che ha bloccato il morso a Sacco di Pulci… Isto è il momento più pericoloso… Ma avendo agitato ben bene il vino il profumo non può far altro che far deglutire i militi… Ecco, quello sta già bevendo e se ne rovescia sul corpetto in metallo… E’ fatta… Guarda come agita le braccia mentre spiega che v’è solo una botte che ha lo zipolo ed or, come per salvarsi la vita, sta riempiendo i boccali che i mercenari gli tendono…
FRANCO: Molti dei mercenari, che si rispettino, in cintura oltre la daga, lo stiletto e la borsa dei denari hanno un boccale di metallo o di legno…
ANDROMEDA: Sta arrivando quello che pare un luogotenente a cui quell’impunito caccia in mano un boccale traboccante dopo aver detto, a voce alta, che quel vino è destinato al Feudatario Murtp, signore di queste contrade…
FRANCO: E con questo si salva la pellaccia che il mercenario non oserà inimicarsi il potente, per cui sta facendo il trasporto, per qualche boccale di vino, poi…
NONNO: Quella botte vien chiamata ‘ corba smilza’ da cui si posson spillar quasi trecento boccali ovvero dieci boccali per ogni uomo della scorta…
Se avete sentito parlar di Boccalozzo Ter sapete che con tre boccali egli è già sommamente alticcio ed egli è un vero esperto di ‘tenuta’ nella bevuta… Senza contar che in quel vino vi sono i tuoi intrugli…
ANDROMEDA: Ecco, il luogotenente ha emesso un rutto sonoro e sta ordinando ai suoi di fermare il carro dei buoi e di apparecchiarsi per la notte…
< ove la sabbia continua a scivolar assieme al tempo... FRANCO: E con il nascondersi della luna dietro le cime dei monti la luce va calando e tra poco non si scorgerà più molto… Ma come vedi attorno al carro i quattro fuochi da campo son diventati sette e, nonostante gli uomini, ripieni di vino si muovano dondolando un poco, pezzi di legna vengon spinti tra le fiamme… Intravedo il Tardo che spilla ancora del vino e va porgendolo a destra e a manca…
NONNO: E bofonchierà ingarbugliandoglisi la lingua qualche canzonaccia laida…
L’allegrezza, d’innanzi ad una notte da passare all’addiaccio, stimola la sete, specie quando il vin è buono e ‘un costa nulla… E bada come finge di versarsene in gola … Scommetto che non ne avrà bevuto più di sorso da quando ha cominciato la sua rappresentazione… E giunge a ruttar dopo essersi nettato le labbra con la manica del camiciotto.
ANDROMEDA: Egli par fatto per far queste cose… Certo che le fa apparir facili, ma ci potrebbe abbuscar un colpo di daga che egli non ha che un coltelletto buono per tagliar il formaggio in cintura…
FRANCO: Bada, ‘ strega’ che con illo le cose non sono come appaiono… Lo conosco da quando, a monte Morello sopra Firenze, frequentammo una ‘scuola’ per divenir militi… Ma militi particolari, non fantaccini qualunque… Divenimmo ‘guide’ cioè in grado di osservare, senza esser visti i nemici. Imparammo a cavarcela, da soli, in un bosco e in aperta campagna avendo contro gente che prima ti trafigge e poi ti chiede: ' Chi tu si?’.
Il Tardo, appena decente con una daga in mano, diviene una specie di vipera con quel coltelletto a lama triangolare.
Hai notato, poi, che al polso sinistro ha un bracciale di cuoio spesso un dito? V’è un cavetto celato dentro che, svoltolato, si dimostra esser una fionda a rotazione. Lui pone, nel cucchiaio di cuoio, una ‘noce’ di cotto e con due rotazioni la manda a colpire un bersaglio, grande come un piattino, a trenta passi. E ti posso garantir che faccia male assai…
NONNO: Adesso capisco cosa ebbe a capitare a quel ladrone a cavallo che ci s’era precipitato dietro per impossessarsi di ciò che stavamo trasportando. Egli era armato di una spada, di quelle che usavano i crociati, in grado, con un colpo orizzontale di tagliare in due un omo alla vita…
E urlava come un ossesso ferocissimo… Io davo voce al Sacco di Pulci, ma non avevamo speranza alcuna di distanziarlo e di sfuggirgli… La strada che correva nel bosco ci presentò una curva e il Tardo rotolò dalla panchetta e finì al suolo… Non potendo fermarmi proseguii ad incitare Sacco di Pulci…
Quando vidi passar il cavallo dell’assalitore senza il cavaliere, fermai il carro e fui raggiunto dal Tardo che provvide a legar per le briglie il destriero alla sponda posteriore.
Salito a cassetta, sollevando le spalle, disse che il ladrone avesse urtato la testa, probabilmente contro un ramo sporgente, e fosse ruinato al suolo… Già, un ‘ramo’ di coccio spesso…
FRANCO: Vedi, ordunque , ‘ strega’ che con illo le cose non sono come appaiono?
NONNO: Adesso è il momento d’andar a vedere se le copie delle chiavi fatte dal Guidotto, figlio della Franciaccia, sian state ben fatte…
Franco prendi il sacco ov’è l’erba tagliata, con il falcetto d’argento, dalla nostra guaritrice…
COLOPHON SULL’EPISODIO A CURA DEGLI AMANUENSI CHE SCRIVONO IN BELLA GRAFIA QUESTE ISTORIE:
Gli autori A.B.C. han voluto terminare così il loro racconto dicendoci che le lettrici ed i lettori più attenti ed arguti non abbisognino d’altre parole per saper come sia finito…
Ce ne scusiamo con le sensibili lettrici e gli attenti lettori che se ne dovessero sentir defraudati, ma noi ‘un possiamo farci nulla.
Anche se speriam sia dichiarato a breve cosa ebbe a succeder attorno a quell’accampamento di mercenari ingrugnati…
Gli amanuensi tutti
GETTAR UN AMO...
GETTAR UN AMO
< Immagine del Tardo TARDO: Quello che ci ha detto il Tonto corrisponde a verità: laggiù in fondo son comparsi: una carrozza, che deve essere quella Giudice dell’Inquisizione Pollicini, un carro tirato da due buoi e una trentina di cavalieri… E ista è la strada, che provien da Faenza ove, poco lontano, è accampata una parte dell’armata del Duca di Calabria, acerrimo nemico dei fiorentini…
FRANCO: Bello schieramento di cavalieri che, da come stanno in sella, han da esser del mestiere cioè mercenari ingrugnati. Tant’è vero che non hanno messo i corsetti delle armature sul carro per cavalcar più comodi in questo che dovrebbe esser un trasporto di cianfrusaglie, ma li hanno indosso che brillano al sole manco fossero dei ducati d’oro appena forgiati dalla zecca del Pontefice.
Indi son pronti a respinger un qualsiasi assalto da chiunque avesse la temerarietà di farlo…
< Andromeda strega e guaritrice ANDROMEDA: Quindi, secondo voi due, malnati di primo livello, sono pronti a difender il contenuto di quelle due casse che, a quanto v’ha detto il Tonto, sono, legate a gomena doppia, sul carro trainato dai buoi e chiuse dai due pesanti lucchetti costruiti avanti ieri dal fabbro Vulcano?…
TARDO: Tu, donzella, crederesti che quelle due casse, rinforzate con bandelle di metallo ed ora serrate, vieppiù, da due lucchetti, contengano il corredo di candelabri, ostensori e calici da usar nella chiesa romanica del borgo?
FRANCO: Per quelle cose costì sarebbero bastate due sacche appese alla soma di un mulo e la scorta di cinque mercenari… Ma sarebbero bastati anche dei chierici…
ANDROMEDA: Quindi, la dentro, ci sarebbero monete d’oro e d’argento per permettere al Feudatario di aumentare il numero dei mercenari ai suoi ordini…
E ciò è un male per tutti noi. Indi, appurato ciò, noi adesso saliremo in sella, io su Crapone e voi due sui vostri cavalli, e torneremo paciosamente a Fonte Mala…
TARDO: Tu, donzella, menti sapendo di mentire!
FRANCO: Mi parete una vecchia coppia di coniugi che fingon di litigare per stuzzicarsi e sentirsi vivi… Ma isti son fatti vostri, ben s’intende… No, donzella, non andrà così.
Noi siam qui su incarico di messer Zefirano da Bologna per aver una conferma sulle intenzioni del Feudatario Murtp…
Per saperne di più e con certezza lanceremo un amo in questo stagno e vedrem che pesce abboccherà…
ANDROMEDA: Mi sei simpatico, incisore Franco, ma ti ritengo mariuolo al pari del Tardo… Rammenta che qualcuno va dicendo in giro ch’io sia una strega e so benissimo che tu… Anzi che voi due non m’avete detto tutto ciò che avete intenzione di fare ora che la ‘confessione’ estorta, con qualche boccalozzo di vino, al Tonto si sta’ palesando per vera…
FRANCO: Dammi un po’ di tempo e le tue premonizioni da strega potrebbero aver dei riscontri… Dobbiam attendere un evento, cui noi siam estranei, ma se ciò accadrà faremo entrar in scena il nostro ‘amo’, sempre per aver le informazioni che servono a messer Zefirano…
Informazioni che lo porteranno a far della scelte che potrebbero esser a nostro vantaggio…
ANDROMEDA: Non venirmi a dire che tu sei un semplice incisore… Tu devi esser un milite o uno che ne sa di armati e di come si muove una spedizione che scorta, come pare, roba preziosa.
E di questi tempi dove la forza degli schieramenti si misura con il numero dei mercenari che si possono assoldare, quei tuoi commilitoni laggiù scortano delle monete, molte monete.
La mia premonizione è esatta?
FRANCO: Hm… Quando una donzella che dovrebbe pensare a pettinarsi, ad imbellettarsi il viso e a stringer il corpetto per far risaltare le su’ belle puppe a pera si mette a far funzionare il cervello… L’uom si sente inferiore e va’ in giro dicendo che ella sia una strega… Nevvero, per l’invero?
ANDROMEDA: Hm… Se poi v’aggiungi che l’interessata, cioè me medesima, va per il bosco raccogliendo erbe che nulla hanno di magico, ma che possiedono or questa, or quella capacità di far cessare un dolore o di curar un’infreddatura la strega è bell’ che servita.
TARDO: Però, ‘un è mica colpa mia se tu, e quelle come te, se ne vanno d’intorno raccogliendo erbe e frutti del bosco usando un falcetto d’argento, nevvero? E ‘un è mica colpa mia se andate raccogliendo, ad esempio, rametti di ginepro quando son bagnati dalla rugiada biascicando parole incomprensibili…
ANDROMEDA: Hm… Vuoi dire che gettiamo ‘fumo negli occhi’ a tutti per aumentare i nostri presunti poteri di magia? Qualcuna delle mie antenate ha messo in giro la diceria che il profumo del ginepro abbia il potere di scacciar i serpenti dalle capanne, ma anche di allontanar i demoni che soglion assumere le sembianze di questi animali…
In realtà se bruciamo del ginepro durante la macellazione e l’affumicatura del maiale le carni vengon preservate dai vermi e son aromatizzate. E, dalle bacche del ginepro si prepara un distillato che aiuta la digestione e, qualche ‘strega’, le usa per far una tintura che combatte i reumatismi…
Il confine tra la magia e l’arte delle guaritrici talvolta è sottile…
Che male può fare un falcetto, qualche parola strana e una notte di luna piena?
FRANCO: Però io ti consiglio di star alla larga da quelli dell’Inquisizione che di donne che conoscevano le virtù delle erbe, che eran chiamate come te ‘ guaritrici’ , ne ho viste bruciar vive parecchie…
Ma, or, torniamo a noi… Tu, donzella, hai seco te le cose che ti ha chiesto di preparare e portare il mio amico?
ANDROMEDA: Ho portato un composto, raccomandato dalla Scuola Salernitana, a base di molti ingredienti seccati e trasformati in polveri. V’è del giusquiamo, del papavero, della mandragola, dell’edera, delle more di gelso, della lattuga e della cicuta. Ho messo le polveri in queste due zucche ‘a fiaschetta’… Basterà scioglierla in acqua per ottener quello che vi serve… Contenti?
Vi serve altro in cui una donzella possa favorivi?... Naturalmente escludendo quello che sta pensando il Tardo che glielo leggo in fronte…
TARDO: Io stavo pensando che tu, con il tuo falcetto d’argento, potresti tagliare un po’ d’erba che infileremo in questo sacco di tela grezza che ci farà comodo se e quando il nostro pesce abboccherà all’amo… Perché, cos’hai pensato ch’io stessi pensando?...
ANDROMEDA: Lasciam perdere, malnato!
< carrozza del Pollicini POLLICINI: Bene, luogotenente Urso, veggio che i due grossi lucchetti son di vostro gradimento e che vi rendano più tranquillo sull’esito della vostra incombenza. Veggio, anche, che abbiate, attorno al collo un cavetto che sorregge le due chiavi affinché non… vadan ‘smarrite’.
Ora che siamo due ore dopo il mezzodì, la monna ed io, con la mia carrozza, proseguiremo verso la Santona dove contiamo d’arrivare prima del Vespro di stasera… Voi, il carro ed i vostri uomini pernotterete dalle parti delle tre case di Popolano.
Non devo esser io a raccomandarvi di prender tutte le precazioni per passar una notte ‘serena’, nevvero? Già, l’immaginavo… Riprendendo il cammino nelle prime ore della mattinata di domani giungerete al borgo di Murtp nel mezzodì.
Il Feudatario, che da domani sarà il vostro pagator di ‘soldo’, v’accoglierà a braccia aperte con quello che gli recate…
< Luogotenente UrsoURSO: M’auguro che vi sia una buona osteria in quel borgo, che m’han detto sia sulla cima di un monte, dove bere del buon vino, mangiar della carne e… goder di certi sollazzi…
Che veniamo da due mesi di scontri con i fiorentini e, non ho problemi ad ammettere che ultimamente, quelli si son fatti assai più ‘vispi’ nel contrastare il nostro esercito pur che li superiamo in uomini e mezzi.
Forse avrete sentito dir che ci han messo il fuoco al cul…alle chiap.. Insomma ci han dato fuoco a due carri pieni di polvere da sparo di quella che vien usata per le bombarde?…
Ed abbiam avuto la sgradevole sensazione che, nottetempo in assenza della luna, nonostante i fuochi dei bivacchi e le sentinelle, ci passassero accanto per andar a menarci danno…
Ci hanno anche rubato una quarantina di cavalli ed hanno avuto la sfacciataggine di andare a venderli in un mercato poco distante…
Insomma ci abbiam guadagnato una figuraccia colossale ed io non intendo subirne altre!
Ma isti son fatti miei che v’indicano, però, la determinazione che io ed i miei bravi metteremo per svolger al meglio l’incarico che ci avete dato…
Or vi lascio partire contando di rivedervi domani al borgo di Murtp ove io ed io miei, come già detto, berremo del vino e speriam di poter … assaggiar carne…
I miei uomini ci tengono… Anzi lo bramano!
POLLICINI: Per l’abito che indosso non posso dar giudizi su quel tipo di ‘carne’, ma per la bontà del vino non ho dubbi alcuno che vi troverete bene… Anzi, benissimo.. Come vi troverete bene per il mangiare che i cervi, i cinghiali e le lepri non mancano certo e qualche cuoco sa il fatto suo…
< monna De’ Prati HELENA DE’ PRATI: Or lasciamo, con una certa apprensione la vostra scorta, luogotenente… E proseguiremo protetti da soli quattro chierici abili a manovrar ceri d’altare e biascicar in latinorum… Ma è anche vero che la strada che ci rimane da fare non sia poi tanto lunga e abbiam i cavalli freschi che, se ben frustati, possono sfuggir ad un’imboscata di ladroni di strada…
URSO: Se non avessi avuto ordini stringenti, nobildonna, vi avrei scortato personalmente me medesimo, ma il dovere… prima del piacere...
Comunque spero, domani o dopo, mi concederete la grazia della vostra compagnia quando, senza affanni, saremo entro le mura del borgo…
HELENA DE’ PRATI: Non mancherà l’occasione e potrò invitarvi a cenare nella casa dai mattoni rosa che è nella piazza della Cisterna… E voi narrerete ad una fragile donna, qual’io sono, le vostre imprese come milite valoroso… Staremo accanto al mio camino, acceso, con del buon distillato liquoroso e con un po’ di applicazione, ‘parlerem’ di vino e… di carne…
POLLICINI: Orsù, vetturale dai di frusta che vogliam giunger a casa prima del Vespro…
< al limitare del bosco
< Il "Viscido"VISCIDO: Che facciam noi tre? Che il Feudatario ci paga per rinforzare la scorta del carro, ma la Nobildonna ci paga per scortar la carrozza…
< Il "Gatto"GATTO: E’ vero, altresì, che il carro ha già una scorta di trenta mercenari di vaglia
< Il "Tonto"TONTO: Perché dovremmo scortar la carrozza? Non ci son già i quattro chierici?
VISCIDO: Perché faremmo felice la Nobildonna che non si fida molto di quei ‘biascica rosari’… Ed io credo avrà modo con denari… o altro di ringraziarci…
GATTO: Facciam così: il Tonto resta a scortar la scorta senza farsi vedere, come abbiamo fatto noi tre da stamane. Tu, Viscido ed io, seguiam la carrozza facendoci vedere dalla nobildonna, che ne sarà contenta e verrà ad esser in debito con noi…
TONTO: E, poi, quando calerà il buio? Non crederete mica ch’io, dopo aver cavalcato tutto il giorno, aver mangiato una mezza provola e aver bevuto due sorsi di vinello, rimanga sveglio a far la sentinella per le sentinelle?
VISCIDO: Io e il Gatto, quando saremo alla Santona lasceremo che la carrozza salga al borgo del feudatario. Carrozza che, a quel punto, sarà al sicuro. Noi prenderemo due cavalli a noleggio, freschi e riposati, e torneremo, facendoli schiumare sudore e sangue, fino a ritrovare dove vi sarete accampati e non sarà difficile che gli omini dell’Urso terranno dei fuochi accessi…
Così tu non dovrai passare tutta la notte ad occhi spalancati…
GATTO: Tieni conto che in ista notte la luna illuminerà la zona dal vespro fino all’ora del mattutino per poi scomparire dietro i monti, ma questo lo sa anche il luogotenente Urso, che gode fama d’esser spietato, ma non stolto… Quindi allo scomparire della luna, venendo a mancare la sua luce biancastra, lui provvederà ad far accendere qualche altro fuoco, rinforzerà le sentinelle e le convincerà a star sveglie a forza di calcioni in sulle chiappe
TONTO: Va bene, facciamo come dite voi… Ah, prima che mi dimentichi… Alla Santona oltre i cavalli prendete anche una fiasca di vino che così, dopo il digiuno di stasera, potrò bere qualcosa…
Ed io, quando sentirò il tambureggiar dei vostri zoccoli, accenderò una lanterna cieca che vi guiderà fin presso di me.
< al limitare del bosco ( diverso dal precedente ) FRANCO: Come vedi la carrozza si sta movendo seguita da quattro fagotti a cavallo, che non son certamente dei militi… Comunque sia l’accadimento che attendevamo si sta verificando ed ora è il momento di prepar l’amo con un bel verme sopra che faccia venir al pesce la voglia d’addentarlo…
TARDO: Guarda, Franco, da quegli alberi, più in basso rispetto a dove stanno avanzando i mercenari, son usciti due cavalieri che paion seguire, alla lontana, la carrozza… Cosa sono la scorta della scorta?
FRANCO: Scommetti un torsolo di mela che sono due del trio Gatto, Viscido e Tonto? Che, stando a quello che ci ha bofonchiato l’ubriaco Tonto la nobildonna che viaggia con il giudice nella carrozza li ha pagati per averli come scorta non fidandosi dei quattro chierici voluti dal prelato...
Ma credo che di lor non dobbiam preoccuparci visto che raggiungeranno al calar della sera la Santona o, se frustano senza lesinare, saliranno fino a borgo di Murtp…
TARDO: E allora , con quel tuo disco di metallo lucido , fa il segnale per far muovere… il verme!
COLOPHON SULL’EPISODIO A CURA DEGLI AMANUENSI CHE SCRIVONO IN BELLA GRAFIA QUESTE ISTORIE:
Gli autori A.B.C. ci forniscono dei fogli stropicciati ove le parole son vergate a fretta e, spesso, son incomprensibili, ma non avevano lesinano a darne spiegazioni quando ce ne eravamo lamentati. Ma dall’episodio < TRASPORTI > s’ottengono solo vaghi mugugni come se l’azione si sia fatta così serrata che non vi sia che il tempo per scarabocchiare gli accadimenti e passar oltre… Ce ne scusiamo con le sensibili lettrici e gli attenti lettori, ma noi ‘un possiamo farci nulla.
Gli amanuensi tutti
CAVALIERI CATAFRATTI
CAVALIERI CATAFRATTI
< Osteria
< oste sorridente OSTE sottovoce alla Nina: V’è più gente dell’ultima volta ed abbiam già distribuito quattro brocche grandi di vino… L’dea dei due menestrelli di raccontar una nuova istoria con la presenza di un testimone ha richiamato gente dai borghi vicini e il feudatario ha voluto un tavolo riservato, pare verrà accompagnato dal Giudice dell’Inquisizione
NINA sottovoce : Appena arriverà farem cenno ai due menestrelli d’interromper la strimpellata che stanno eseguendo per dar inizio al racconto, intanto noi facciam un altro giro con le brocche…
< la Nina Ma se è vero che i due menestrelli ammiccano verso alcune delle donne presenti che non paiono infastidite v’è da dir che il testimone par dormir all’inpiedi, come a dimostrar che siam oltre i vespri da un pò …
< Menestrello Uno MENESTRELLO UNO: Benvenuto ‘cellentissimo Feudatario e benvenuto anche a voi ‘llustrissimo Giudice… Ed or che vi siete accomodati e l’ostessa ha provveduto a porgervi dei boccali di buon vino noi della compagnia del Gatto e Gatto, se non avete nulla in contrario, andremmo a incominciare… Stasera, per impedir che qualcuno faccia correr la voce che le nostre sian istorie inventate abbiam qui un testimone un ex milite che se lo riterrà opportuno aggiungerà qualche particolare alla nostra rappresentazione…
MENESTRELLO DUE: Come potete ben vedere è sfigurato in viso essendo stato investito da una vampa di polvere nera… E, come scoprirete, a breve, è modesto, ma soprattutto timido…
S’era nell’anno domini 1474 ed egli, come picchiere… cioè come fante munito di lancia o picca, che dir si voglia, militava nell’esercito cittadino costituito da bottegai, artigiani e omini comuni che si trovava ad affrontar una torma di mercenari cavalieri...
MENESTRELLO UNO: Era con dugento altri fanti appena dietro la cresta d’una collina in attesa d’essere investiti dalla carica della cavalleria. Ci ha detto che i suoi commilitoni odoravano di sudore acido e di paura. E qualcuno stava vomitando la fetta di pane raffermo, coperta di ragù di carne ‘antica’, che era stata distribuita quasi un’ora prima, che erano lì dall’alba.
MENESTRELLO DUE: Una decina di militi più vecchi avevano rifiutato il cibo e s’eran riempiti la bocca con del vinaccio aspro estratto dalle sacche di cuoio con il beccuccio in osso. Già molti, per la lunga attesa e la paura, avevano orinato nell’erba, senza lasciar lo schieramento che i luogotenenti, a cavallo, non avrebbero esitato a colpirli con le loro fruste. Ed il caldo sole provvedeva ad aumentar il fetore che pareva sposar l’odor della paura.
MENESTRELLO UNO: Che ti capitò mentre dietro il ciglio della collina giungevan i suoni delle chiarine, il rullar dei tamburi e il ‘tuono’ degli zoccoli dei cavalli che già avanzavano al galoppo?
< il Testimone ustionato TESTIMONE: Il Luogotenente Ugucciotto, giungendomi d’innanzi con l’espressione ingrugnata, ritirò la mia rozza picca e mi ficcò in mano l’asta, in legno lavorato, che sorreggeva il gagliardetto della compagnia del Porcospino.
In sommità brillava un puntale d’ottone che, forse, avrebbe potuto perforare un camiciotto di tela grezza. Una fettuccia di cuoio screpolato mi fu bloccata attorno alla vita e m’assicurava all’asta che è noto che far cadere l’insegna porti scalogna somma. Tant’è che l’Ugucciotto aveva ringhiato a chi mi stava ai fianchi:
“ Se questo malnato si farà sventrare uno di voi due dovrà afferrare lo stendardo e tenerlo ben alto. M’avete ben compreso torpidi figli d’una monna allegra d’infima schiatta? “
MENESTRELLO DUE: Non ti aveva in gran simpatia, nevvero?
TESTIMONE: Son cose che posson capitare quando, anche chi si dà delle arie da veterano , sa, nell’intimo suo, che di lì a poco potrà esser mutilato, o calpestato, o peggio ancora…
MENESTRELLO UNO: Non far il timido che prima ci hai detto quale poteva esser il motivo…
TESTIMONE: Diceva, ma senza prove, che fossi arrivato prima di lui a scalar un balcone ove soleva affacciarsi una piacente donna che sospirava alla luna vagheggiando uno spasimante delicato, ma ardito…
OSTE sottovoce alla Nina: Ecco quest’è un particolare che intriga le donne e solletica gli omini ed è ben risaputo che sia l’intrigo che il solletico secchino la gola
NINA sottovoce : Infatti in cinque hanno alzato i boccali per farseli riempire… Andiamo…
MENESTRELLO DUE: Dandoti lo stendardo, ti faceva divenir quasi un bersaglio per uno dei tanti cavalieri, nevvero per l’invero?
MENESTRELLO UNO: Non avesti tempo di pensarci che un tremore vi raggiunse trasportato dal terreno e vi fece torcer le budella: una torma di cavalieri, su possenti cavalli da battaglia vi cavalcava contro! I terribili cavalieri catafratti! E come un’immagine emersa dagli inferi vedeste gli elmi e le lance comparire sulla cresta e, in un amen, i possenti cavalli, sbruffando e strappando zolle erbose, vi si slanciarono contro…
MENESTRELLO DUE: Indi che ti successe?
TESTIMONE: Sotto i lambrecchini, che ornavano gli elmi di ferro ed eran mossi dal vento del galoppo, occhi feroci parvero frugarci in testa per fiaccar la nostra volontà di combattere.
Le lame delle grosse spade roteavano affettando l’aria con un mugghiare sordo ed alcune eran già lorde di sangue che si distaccava in grosse perle pesanti per andar ad imbrattare l’erba ancor lucida per la rugiada della notte precedente.
Una lancia entrò nel corpo del luogotenente Ugucciotto ed il corsetto di sottile metallo fu slabbrato, mentre la punta acuminata, riemersa sotto l’ascella opposta, si tingeva di un rosso denso.
Il cavaliere nemico interdetto per la facilità del colpo non riuscì a svincolare la punta della lancia e venne trascinato al suolo assieme all’esanime nemico.
Abbassai l’asta con il gagliardetto come se quella miseria avesse potuto contrastare lo scudo e l’impeto del cavaliere che avevo d’innanzi e che mi franò addosso con un urlo profondo vestito da alcuni spruzzi di saliva.
L’insegna, trattenuta dal suo cordone in cuoio, divenne un arco che, con uno scricchiolio sonoro, si trasformò nella mano malefica di un gigante che mi sollevò dal suolo e mi riempì la bocca di vomito. Gli occhi del cavaliere, mentre roteavo, giunsero alla mia altezza e v’era qualcuno che urlava acutamente. Un velo nero giunse a coprir la mia visione con un lampo doloroso al fianco.
OSTE sottovoce alla Nina: Mentre gli accordi profondi del liuto lasciano in sospeso l’accadimento riempiam prontamente i boccali alzati a richiesta…

MENESTRELLO UNO: Quindi avevi perso i sentimenti, ma di poi li riprendesti, nevvero? Dove ti trovavi?
TESTIMONE: Mi parve fosse passato il tempo di un ‘amen’, e credetti mi si fosse offuscata la vista, ma non l’udito… Un coro indistinto di gemiti, d’invocazioni e lo scrosciar d’ossa frantumate… Un dolore sordo mi correva dalla coscia all’ascella facendomi intuire che fossi ancora vivo. Lentamente vidi che sopra di me, indifferente come suo costume, v’era il cielo limpido e stellato..
MENESTRELLO UNO: Quindi avevi perso i sentimenti per lunga pezza…Che facesti allora ?
TESTIMONE: Mi trassi a sedere e vidi che d’intorno non v’erano che commilitoni distesi o raggomitolati al suolo, ma sicuramente morti. Intravidi alcune figure che s’aggiravano nel campo di battaglia mormorando delle preci: i frati della buona morte…
MENESTRELLO DUE: Quelli che pongono fine all’agonia dei feriti incurabili con l’uso di un pugnale?
TESTIMONE: Già, un’opera buona, ma in quell’occasione un moribondo, dilaniato dal pugnale, parve alzarsi e il frate, forse temendo per la propria vita, lo colpì tre, quatto volte fino a farlo spirare ancora in piedi!
MENESTRELLO UNO: Hai detto che v’era lo scroscio d’ossa frantumante… Che intendevi dire?
TESTIMONE: Già…Che, nella penombra, v’erano dei cani meticci affamati che si pascevano dei cadaveri dilaniando carne, tendini ed ossa. V’era anche uno stormo di corvi che becchettavano rumorosamente le carni più tenere…
Per evitar d’esser ‘benedetto’ da uno dei frati o assaggiato da un cane affamato mi trassi in piedi usando lo spezzone dell’asta del vessillo come stampella e a passi stentati mi diressi verso un ruscelletto che avevo visto arrivando all’alba poiché ardevo dalla sete…
MENESTRELLO DUE: E raggiuntolo ti piegasti per bere l’acqua fresca, nevvero?
TESTIMONE: Per verità quando raggiunsi il corso d’acqua incespicai e vi caddi dentro.
Disteso sul fondo roccioso potei bere a sazietà che mai avevo assaggiato una bevanda così buona e deliziosa e non v’era vino che ci stesse a pari…
MENESTRELLO UNO: Quindi dissetato e rinfrancato ti rialzasti e raggiungesti i tuoi superstiti compagni…
TESTIMONE: Per la verità vera stavo ancora bevendo, che mi si gonfiava la pancia come un otre, quando :
< “ Ehi, pallino, ma s’io v’avessi pisciato in codesto rio? – mormorò qualcuno che si trovava a valle rispetto alla mia posizione e stimai si trattasse di quattro o cinque passi.
“ Dovreste avercelo bello lungo per pisciar contro corrente e giunger a lordar quella che sto bevendo io –
E mi sollevai brandendo il moncone dell’asta dello stendardo come potesse esser un’arma di difesa…
“ Accidenti a te, pallino, questa e un né male! Ma visto che mi par tu abbia una spalla lussata ed una ferita al fianco ti farò salir sul mi’ mulo, che io chiamo ‘Testone’, e assieme c’allontaneremo da ‘sto campo di battaglia maledetto ove ebbimo la riprova che dei picchieri scalcagnati nulla possono contro i cavalli da guerra >
MENESTRELLO UNO: Ed in codesto modo ti salvasti la pellaccia
MENESTRELLO DUE: E, magari, raggiungesti quella donna che avevi conteso all’Ugucciotto…
TESTIMONE: Ella si dimostrò una santa donna, ricolma di spirito caritatevole e mi diede ausilio finché le mie ferite non guarirono. Ed io cercai di sdebitarmi declamandole alcuni strambotti che un mio amico mi aveva donato…
MENESTRELLO UNO: E, qui gentili monne e arguti cavalieri termina la triste istoria di chi si scontrò con i possenti cavalieri catafratti ove anche i cavalli son coperti di pesanti armature di metallo…
TESTIMONE: Ad esser sincero quello sconosciuto che mi riportò a Firenze, ferito e pesto, m’aveva preso a ben volere e m’insegnò un mestiere per trovar il desinare con la cena… Ma questa è già un’altra istoria….
MENESTRELLO DUE: E, non mancherà l’occasione di narrarvela, gentilissime monne e curiosi messeri…
OSTE sottovoce alla Nina: Ecco con questo abbiam ‘seminato’ un’altra rappresentazione che ci riempirà un altro po’ la cassa!
NINA sottovoce : E, allor offriamo un giro gratis di vino ai presenti…
TRASPORTI II°
TRASPORTI II
< Casa della Franciaccia Bosco profondo FRANCIACCIA: Avremo presto bisogno di altre botticelle di sale che abbiamo molta carne di cinghiale da ricoverarvi e molte richieste da soddisfare che il misero prezzo che richiediamo è di molto aiuto a tener a bada la fame più nera …
Ma come faremo, adesso, che tu sei stato assoldato per portar acqua di fonte al borgo di Murtp?
NONNO: Mi sto facendo fare un carro da Pasquale… anzi da Flippo, che or si chiama così.
Troveremo un mulo o un cavallo per trainarlo. Il Tardo può benissimo guidare il carro carico di botti piene d’acqua fresca dalla sorgente della Capra fino dentro il borgo.
E questo, tutto sommato ci farà gioco… I gabellieri lo controlleranno, forse, per la prima settimana, ma scoprendo che nelle sei botti non v’è altro che acqua finiranno per farlo passare senza nemmeno contar le botti legate sopra il pianale o spulciare il lasciapassare che, per di più, è firmato dal Feudatario in persona…
FRANCIACCIA: Perché ho il sospetto… No…Perché ho la certezza che stai macchinando un altro dei tuoi trucchi?
NONNO: Mi offendi, donna! Tu supponi ch’io gabbi la gabella per qualche vil moneta? Io lo faccio perché v’ho la vocazione e mi faccio carico dei bisogni delle persone che non han soldi per pagar i dazi sulla farina, o sulla carne ed or, anche, sull’acqua…
FRANCIACCIA: Non è che or mi diventi un buon samaritano? O un aspirante beato dedito alle opere di bene, nevvero?
NONNO: Non esageriamo! Il Feudatario per ogni botte da 24 corbe che porterò nel borgo mi darà cento bolognini in rame quindi seicento bolognini per ogni carico.
Ma il Magnanimo, che il Cielo ce lo conservi, ha dato disposizioni affinché il contabile, vendendola a chi ne abbia fatta richiesta, ottenga tra i seicento e i mille bolognini a botte. Indi seicento monete contro tremila seicento a carico … Non ti pare un po’ esoso?
FRANCIACCIA: E tu per riparar a questa ‘stortura’ da strozzino cosa farai?
NONNO: Come dice il Tardo: < E ‘un è mica colpa mia se…>… Poiché nel borgo son giunti dei nuovi abitanti che han bisogni e che han qualche moneta per pagar i miei servizi. Non è vero ciò?
L’Argentieri ha bisogno di… ‘sale’ al sapore di cinghiale e al sapore di lepre et anche di qualche botticella di vino buono. Che ber dell’acqua, seppur d’ottima fonte, fa intristire sia il cinghiale che la lepre… Ricordando, un dotto detto, detto dall’Hermete:
Se ogni cibo che mandi per il gozzo
Tu lo inzuppi con onde fresche e chiare
Il tuo stomaco agghiacci come pozzo
Se vuoi goder di buona digestione
Dà un calcio al secchio e attaccati al boccione!
Vorresti tu, donna, sconfessare la sapienza dell’Hermete?FRANCIACCIA: Lungi da me quest’ipotesi, indi tra le botti piene d’acqua ce ne sarà una piena di vino, nevvero?
NONNO: Tu sei malfidata, donna!
Per di più, come ordinato dal Feudatario in persona, due botti al dì vanno consegnate al castello, due botti son destinate alla casa della Curia ove han preso ad abitare alcuni chierici che stan rifinendo le stanze per l’arrivo di un Giudice dell’Inquisizione… E poi vi son altre due botti che vanno a quella casa di mattoni rosa ove verrà ad abitare una Nobildonna conosciuta dal Murtp che si porta dietro due… nipotine.
Indi, e non faccio commenti che li ha già fatti il Tardo, ogni giorno io dovrò fare il primo viaggio da fonte della Capra al borgo con sei botti su cui probabilmente non prenderò nemmeno una moneta di rame…
E’ un bel modo per aver acqua fresca in cucina e far bella figura con il prelato e con le… ‘nipotine’… Tanto la schiena me la fiacco io a spinger sul carro le botti piene e a scaricarle ove son attese… Non trovi giusto che qualcuno ripaghi il mio sudore?
FRANCIACCIA: ’ fettivamente lui fa il ‘grande’ e tu lavori… E, così, per pura curiosità quanto guadagni da una botte da 24 corbe ripiena di vino?
NONNO: Diciamo mille carlini e mi faccio un cliente che ‘ritornerà’ da me…
Ed or, finite le ‘fiabe’ per bambini passiamo alle cose serie….
Mi son proposto al Feudatario Murtp, che ne ha di bisogno, d’andar a Bologna per far fare e comprare un mantello in lana follata con ricamato il suo stemma a tre colori…
Già… quel pesce ‘ vampiro’ però poi m’è venuta un’idea quando il Tardo ha osservato che qui in zona vi son molte donne che filano la lana per i loro abiti, Egli ha indicato la Lena come abile filatrice … Ed io son sicuro che ella sia brava, ma che lui le abbia dedicato, sicuramente, uno strambotto…
Ed allor mi domando e ti domando se trovassimo altre cinque o sei filatrici potremmo rifornirne la Marolda , moglie di Filippo, che sa lavorare al telaio?
FRANCIACCIA: Quindi in cambio del filato vi sarebbero monete da trasformar in carne e pane per la gente qui in zona… E per la follatura?
NONNO: E, qui come si suole dir talvolta: piove sul bagnato…
Proverbio da non dir al Feudatario che starà ancora starnutendo per la pioggia che s’abbuscò…
Il Tardo, per un ‘cervello fino’ di Bologna, è andato a Firenze e ne è ritornato con un fascio di strambotti che, come ben sappiamo, userà per far crescere le corna a molti consorti… ‘disattenti’… Ha poi un paio di ‘cartoni’ di un magnifico pittore che vedremo di vender a qualche signorone per abbellire la su’ nova casa nel borgo. In più ha alcuni disegni di un genialoide fiorentino…
E, quando si dice la fortuna, tra i disegni v’è una ruota ‘a cucchiai’ da far smuovere dall’acqua di un torrente…
FRANCIACCIA: Ma quelle ruote da frantoio o da mulino non son certo una novità, ma son ben visibili anche agli occhi del Moro…Quindi il falegname, o chi per lui, vi dovrà pagare tasse e balzelli…
NONNO: Questa è affogata orizzontalmente tutta nell’acqua ed è una vera ‘semplicissima’ genialata! Per vederla, pare, bisogna caderci dentro… Un meccanismo a cinghia silenzioso e poco visibile porterà il movimento verso una rullo fornito di martelli che batteranno la pezza per la follatura.
Indi il consorte della Marolda, il Filippo falegname, potrebbe approntare, nel segreto del bosco, una macchina per follar le pezzi di lana, smossa da quel piccolo rio che scorre dietro la sua dimora.
Ad incoraggiar questa avventura c’è che nel borgo sia giunto un sarto, tal Giustino, che ha acquistato una casa e la sta facendola mettere a posto…
Io gli fornisco acqua di fonte tutte le mattine e ho saputo che egli intenda cominciare la sua attività producendo mantelle follate per uomini e per donne… Si dovrà procurare grandi quantità di pezze già pronte…
FRANCIACCIA: Indi il lavoro ed il guadagno delle nostre filatrici aumenterà… Occasione da non sprecare che l’inverno sarà duro, come sempre per l’invero…
M’immagino, ovviamente, che tu provvederai al trasporto delle pezze fin dentro il borgo…
NONNO: E’ un duro lavoro, lo so… E, talvolta, anche periglioso… Ma qualcuno dovrà pur farlo, non credi? Eh, lo so… lo so: io ci ho sempre avuto la vocazione…
Allora mi trovi cinque o sei buone filatrici? Meglio se son molto brave che ottengano un filato doppio, o triplo così robusto da accontentar il feudatario e gli altri danarosi clienti…
FRANCIACCIA: Son sicura di trovar ciò che ti serve… Ma toglimi una curiosità, è proprio vero che ieri, illo, s’è fatto cogliere da quell’acquazzone avendo addosso un mantello di seta foderato di coniglio? Ah…E quand’è entrato nell’osteria della Volpe, alla Santona, era più fradicio di un pulcino immerso in una tinozza? …
Se seguita così il Cielo non ce lo conserverà a lungo che un’infreddatura se la becca e senza le erbe medicamentose dell’Andromeda correrà il rischio di abbandonare il suo feudo…
NONNO: E’ ‘un ne mica colpa nostra se è un po’ presuntuoso, borioso e… stupidotto?...
Ah, senti Franciaccia, il tu’ sesto figlio, il Guidotto, è sempre a bottega del fabbro Vulcano? Si? Bene, bene…
Ieri sera, dopo i Vespri, all’osteria del Cinghiale alla Santona c’erano il Gatto, il Viscido e il Tonto che è risaputo lavorino per il Feudatario, ma anche per quel prelato importante che verrà ad abitare al borgo di Murtp nella Curia … Infatti erano con un chierico, appena arrivato da Forlì, che chiedeva informazioni poiché gli abbisognano due grossi lucchetti di ferro di quelli che si usano per chiudere le cassapanche rinforzate in metallo.
Il Viscido l’ha indirizzato dal fabbro Vulcano, e quando il Gatto ha chiesto dove l’uom di chiesa abbia la cassaforte, il chierico, stimolato da alcuni boccali di vino, ha solo detto che le casse saran due e che i lucchetti dovranno esser veramente robusti che dovranno difender il corredo di candelabri, ostensori e calici in oro, argento e pietre preziose da usar nella chiesa romanica che v’è nella piazza della cisterna…
FRANCIACCIA: Richiesta usuale, mi pare, ove si abbellisca una chiesa quasi abbandonata…
NONNO: Già, pole esser… Ma ci sono due ‘ma’… Nella chiesa e nella Curia, al momento, non vi sono casse di legno robusto rinforzate con bandelle di metallo…
E ne siam sicuri che l’abbiam domandato al capomastro Franchino che sta lavorando nella Curia e che ha fatto spazzar e lavar a modo il pavimento della chiesa romanica.
Indi si pole pensar che le casse verranno, piene di preziosi, trasportate nel borgo venendo da fuori… E i due lucchetti impediranno a chi le trasporta di guardarvi dentro e di prendersi di soppiatto qualche ‘ricordo’…
Noi pensiamo che Vulcano farà i meccanismi dei lucchetti e lascerà ad un giovane lavorante di bottega, diciamo il Guidotto, l’incombenza minore di fare due chiavi per aprire e chiudere i meccanismi…
FRANCIACCIA: Credo proprio che andrà così, anche se il Guidotto è già in grado di far meccanismi complessi… Indi a te… a voi… Cioè: a noi servirebbero due copie di quelle chiavi… Potrebbe esser molto pericoloso specie se uno dei militi del feudatario dovesse assistere al lavoro del fabbro…
NONNO: Potrebbe essere, ma per quale motivo dovrebbe accadere ciò? Guidotto mi pare ben preparato a tener la bocca chiusa e a guardarsi d’attorno e ad interrompere il lavoro di ‘copiatura’ se vi dovesse esser del pericolo per lui medesimo…E, poi, quelle due chiavi gli verrebbero pagate in grossoni d’argento bolognesi…
Intanto il Tardo, truccato da parer ustionato in faccia ed orbo da un occhio, sta seguendo da presso il Gatto, il Viscido e il Tonto. Se appena gli sarà possibile allontanerà il Tonto dagli altri due, gli offrirà del vino e vedremo cosa ne verrà fuori…
FRANCIACCIA: Una di queste volte ci finirete nei guai e guai grossi…
NONNO: Per due chiavi in metallaccio? Non ti pare d’esagerare? E non farmi ripetere: anche questo è un lavoro duro, lo so, ma…
FRANCIACCIA: Ascolta birocciaio il mi’ ottavo figlio, Brunetto, mi stava portando della carne di selvaggina da ‘lavorare’ e da metter sotto sale quando, nella via Francigena ha visto una carrozza con una ruota fuor dall’assale.
Vedendo che v’era una piacente monna che dava consigli al goffo consorte e al vetturale legò l’asino dietro dei cespugli, e spavaldamente andò a chiedere se avessero di bisogno. E mentre con un ramo sollevava la carrozza affinché i due rimettessero la ruota nel perno lui s’ingegnò a corteggiar la monna recitando uno strambotto che aveva sentito dir dal Tardo…
Per farla breve imparò che, essendosi fatto tardi ed incombendo il tramonto ella con il consorte si sarebbe fermata all’osteria Al Chiacher ove vi son due camere da letto per i viaggiatori.
Brunetto vi si recò, dopo la carrozza, e fermatosi trovò l’occasione di ripeter le rime birichine alla monna e… ne ebbe un gran sollazzo… Che l’esempio del Tardo stai contagiando la zona?
NONNO: Par di si, Franciaccia… E ciò mi fa venir in mente che il Tardo mi abbia detto che un dì in Firenze un ricco commerciante tal Giovan Francesco Venturi, motteggiando in lungarno con Lorenzo de Medici di dame ebbe ad esclamare ad un amico presente:
< Io non haveva mai havuto niun rimpianto per questa, o quella dama… > A ciò l’amico, forse sentendosi coglionato ribatté:
< Con ciò intendi dire che non t’è rimasta la voglia di niuna? >
< No, non havvi niun rimpianto che non se ne fusse già cavata la voglia il Lorenzo.>
Perché come tu sai il Lorenzo è ben ricco, potente, ma sa comporre poesie e strambotti…
E se ricorre a ciò il signore di Firenze ben lo può fare, con soddisfazione, il Brunetto…
Ora men vò, ma aspetto tue notizie per le filatrici e per le due copie…
< Casa dai mattoni rosati POLLICINI: Vedo che anche la vostra abitazione è quasi terminata, con camini in mattoni che riscaldano la sala e le camere da letto… Un vero lusso, ve lo posso garantire che rende la casa veramente ospitale anche quando fuori nevichi o tiri la tramontana.
< Immagine Helena De’ Prati HELENA DE’ PRATI: Ho fatto mettere una stufa a legna anche dentro quella piccola stanza dov’è una grande tinozza di rame foderata in legno per permettere a me e alle due ragazze di prendere dei bagni caldi che quassù il freddo non deve scherzare… Ma io tengo molto al benessere delle mie nipoti.. Ho chiesto al contabile di far riempire la cantina di legna da bruciare nei camini e di procurami dei profumi adeguati a noi donne.
Intanto, per l’interessamento del Feudatario ci arrivano due botti al giorno d’acqua di fonte… Che la mia cuoca usa in cucina oltre che per riempir la tinozza… L’acqua di fonte vien consegnata anche a voi, nevvero?
POLLICINI: Si, anche a noi giunge dell’acqua, ogni mattina…
Ma ora veniamo al nostro impegno, monna… Domattina il fabbro ci consegnerà due lucchetti robusti e noi, con la mia carrozza con tiro a quattro, scenderemo verso Faenza dove incontreremo il luogotenente Urso a cui son destinati i lucchetti.
Probabilmente il contabile dell’armata del Duca di Calabria ci vorrà incontrare e penso che noi potremo riprender la strada per isto borgo l’indomani…
Mi farò scortare da quattro chierici a dorso di muli, non son grandi combattenti, ma basteranno a dissuader qualcuno di farci ingiuria, e da non dar troppo nell’occhio… Il vetturale ed il valletto, invece, son ex mercenari abili con la balestra e la daga.
HELENA DE’ PRATI: E, sulla via del ritorno, per un certo tratto, avremo la scorta degli uomini dell’Urso… Chi volete che cerchi di fermare una carrozza scortata che in caso di pericolo avanzerebbe velocissimamente?
HELENA DE’ PRATI MEDITAZIONE: Come dice il Feudatario tu si’ un succhiatore d’incenso ! Se com’è giusto che sia tu abbia qualche timore per il viaggio che andremo a fare potevi farti dare una scorta del Feudatario… Gente come il Gatto, il Viscido e il Tonto… Non saranno leoni con la daga o la lancia, ma sicuramente son meglio dei tuoi quattro chierici che, m’hann detto, son stati capaci di colpire, con dei grossi rosari di legno, tre avvinazzati…
Ma se tu affronti il rischio d’incontrar una banda di ladroni tra questi boschi devi aver un tuo tornaconto che ti fa rischiar la pelle… Oppure tu stimi che, essendo un cornacchione dell’Inquisizione, i malnati ti si gettino ai piedi chiedendo misericordia?
Io, comunque, a tua insaputa ho incaricato il Viscido, convinto con quattro fiorini d’oro, e i suoi due compari a far la scorta alla tua scorta… E spero che come ho sentito dir da una delle ragazze, la Nicoletta, riportando il detto di un bel tipo: < Se un satiro ingrifato non ci mette il pene… ci può andar di lusso! >
E tu, cornacchione, che ti ripari dietro un crocifisso d’oro e gemme che ti potrebbe invece costar la gola, non sai che io ho assicurato alla mi’ coscia destra, ho uno stiletto con lama d’acciaio spagnolo che può sconsigliar anche un satiro ingrifato a metterci il pene che se lo vedrebbe mozzar d’incanto… E ti posso garantir che un paio d’omini l’hanno assaggiato alla gola ed or non ne possono più testimoniare…
< Casa dai mattoni rosatiFEUDATARIO: Buonasera monna De’ Prati ho ricevuto con estremo piacere l’invito al vostro desco per la cena d’ista giornata… Già, non sono in piena forma che ieri m’abbuscai un diluvio sul groppone in mezzo a questo maledetto bosco dove m’ero recato per colpire un succulento cervo, che gli impegni di governar il mio feudo mi succhiano tutte l’energie e mi fanno sentir già vecchio anche se il sangue mi scorre vigoroso nelle vene..
HELENA DE’ PRATI: Posso chiamarvi ancor Horonzo, come facevo quando c’incontravamo nella vostra tenda da capitano? Me ne compiaccio.. . Ordunque se mi lasci usar un detto franco l’attività, in cui eri impegnato seco me mi dimostrò che gli anni passati ad andar in sella e a menar lancia e daga non avessero certo fiaccato la tua vigoria e non posso certo creder che due mesi ti possano aver ridotto ad un uom maturo che inizi a sentir scricchiolare le giunture…
Sicuramente vi son le preoccupazioni per le donne, i bambini, i vecchi e gli uomini che si son disposti sotto di te e da te attendano sicurezza e benessere.
FEUDATARIO: Cogli nel segno, Helena, come solevi fare quando mi frequentavi come capitano di ventura. Ebbene si, e non ne posso certo parlar con Lupo o Jago che son poco più che degli infimi luogotenenti capaci si di muover la daga, ma non certo atti a dar consigli su le cento e cento cose che il mi’ incarico richiede…
Ed anche il Pollicini, che mi si dichiara ‘alleato’ e d’avermi raccomandato per l’incarico che or ricopro, me lo sento… me lo sento come un avvoltoio sulla spalla che stia spiando un momento di mia debolezza per infiggermi una coltellata nella schiena…
HELENA DE’ PRATI: Mi pare che ora tu esageri e, da donna, posso dirti che elli ha sicuramente degli interessi suoi personali… Che so… Divenir Giudice dell’Inquisizione in una grande città dove potrebbe perseguire chi pecca e fa offesa al Cielo Beato… Che son sicura non esiterebbe a mandar qualcuno al rogo e da un suo discorso ho compreso che elli conosca il Savonarola di cui condivide la speranza di poter condannar l’operato del Duca di Firenze, il Medici, che incita dei poveri pittori a dipinger donne invece che a far pale d’altare con Santi e Martiri beatificati.
FEUDATARIO: Potresti aver colto nel segno…Se il Duca Alfonso di Calabria sbaragliasse i fiorentini, che si son stretti attorno al Magnifico quand’è arrivata la scomunica papale, il Lorenzo dovrebbe abbandonar Firenze e il Savonarola, con la benedizione del Pontefice, potrebbe mettere in ‘riga’ i fiorentini che amano troppo il bel vivere… Già, ma allora dove ‘ guarda’ il Cornacchione?
HELENA DE’ PRATI: Mi par anche troppo facile risponderti: egli punta in simil guisa alla signoria di Bologna guidata da Giovanni II di Bentivoglio… Ti rammento che la città di Bologna è nei territori di proprietà del papato e per un accordo con il pontefice Niccolò V si permise al comune prima e alla signoria poi di gestirsi quasi autonomamente… Il Giovanni è molto amico del Lorenzo tant’è che quando, poco dopo la Congiura dei Pazzi, il Legato Pontificio gli ha chiesto di spostar armati sul confine fiorentino egli ha preso tempo osservando che l’esercito bolognese costituito, come ai tempi del comune, da cittadini non è pronto ad affrontar dei mercenari…
FEUDATARIO: Ma i pochi mercenari che il fiorentino ha al ‘soldo’ stanno pugnando nell’aretino e contro i senesi…
HELENA DE’ PRATI: Ed infatti ista ha da esser una scusa per rassicurar il Lorenzo che non avrà ingiurie dal Giovanni che, a quanto si dice, è quasi un amico del Magnifico…
FEUDATARIO: E il mio, pur, piccolo feudo vien ora a scompaginare la cosa… Hm… Per far ciò avrò bisogno di molte, molte monete d’oro e d’argento per assoldar mercenari con i quali occupar immantinente i torrioni e le case fortificate che sono in zona per sbarrar la strada a dei militi bolognesi o fiorentini che venissero a reclamare ciò che han lasciato sguarnito… E il Cornacchione ha promesso che io sarò ‘servito’…
HELENA DE’ PRATI: Or rivedo in te quell’uomo che ‘ruggiva’ nella tenda disponendosi alla pugna del giorno appresso… Ma or cessiamo di parlar di lavoro e di tristezze e facciamoci allegri con del buon cibo e del buon vino… Grazie al lavoro di un birocciaio intraprendente m’è stato consegnato un capretto farcito con salsa imperiale e un polpettone di vitello fatto a forma di stella decorato con pinoli e pistacchi e circondato di polpettine di mortadella grattugiata. La Binta che mi lavora in cucina li sta passando al fuoco del camino ed or comincerà a servirci il cibo…
FEUDATARIO: Bisognerà che mandi il mio cuoco, capace solo di far zuppe di fave, a scuola dalla tua Binta… Ma scusa la mia curiosità hai accennato al lavoro di un birocciaio.. Cioè?
HELENA DE’ PRATI: Non v’era tempo per acquistar un capretto ed un vitello, ma costui, quando glielo chiesi mi disse che avrebbe portato le cibarie già pronte e che andassero finite di cuocer o di scaldare… Credo provengano dal bolognese…
FEUDATARIO: Lasciami indovinare è un uom con un pizzetto candido e l’aria da furbetto? L’immaginavo e non posso nemmen prendermela troppo con illo per due motivi: ora cenerò con gran piacere seco te mangiando come un signorone nella sua signoria.. E che elli sta usando un lasciapassare che io stesso gli ho firmato…
HELENA DE’ PRATI: Indi su queste carni e sul vino illo non pagò gabella… Ecco perché m’ha fatto un prezzo esiguo anche per le due botticelle di vino… Ed or non puoi dirgli nulla che ista roba rende piacevole la serata…
< ... e intanto il tempo scorre...FEUDATARIO: Hm… Visto che non potrò giacer con te che dovrai partir prestissimo con il Cornacchione dammi un’idea per rispondere al quesito che elli mi ha posto… Vorrebbe ch’io emettessi un’ordinanza, valevole su tutto il feudo, per una prohibitione ai preti e ai chierici affinché non giochino a dadi nelle osterie… Ordinanza, che io ho da creder egli sta copiando dal Savonarola per riportare le sue pecorelle smarrite all’ovile della dignità ecclesiastica… Or a me par una cavata d’ingegno che un prete, per quanto lo ritenga un mangia pane ad ufo e un insidiator di donne maritate, in questi territori, nel dopo cena e specialmente nella brutta stagione, non abbia che questo misero sollazzo…
HELENA DE’ PRATI: Dagli la risposta che Cosimo de' Medici, padre della patria, avo del Lorenzo, richiesto dall'Arcivescovo Antonino di bandire la prohibitione che voleva fare che i preti non giocassero. Il Cosimo disse: “Cominciate voi, Arcivescovo, a fare un po' prima da voi che non mettano cattivi dadi.”
E, ovviamente, la grida venne sospesa… Ma or devo andar a coricarmi…
FEUDATARIO: Resta inteso, senza fallo, che ciò che abbiam in sospeso noi due verrà ripreso e portato a termine quando tornerai in questo borgo e provvederò io a trovar luzzo, gambari e vino franciese e spagnuolo … A patto che sia la tua Binta a cucinar mentre sarà il già noto lestofante a trasportar gli alimenti… Buon riposo Nobildonna Helena De’ Prati….
< mercenario detto "Gatto"GATTO: Ma quello che esce dalla casa dai mattoni rosa non è il capitano Murtp?
VISCIDO: Se t’udisse ce non lo chiami feudatario ti potrebbe prender anche a calci nel deretano!
TONTO: Dov’è che lo prenderebbe a calci?
< mercenario detto "Viscido "VISCIDO: Sul deretano per avergli mancato di rispetto
TONTO: Non ho compreso: dov’è che lo prenderebbe a calci?
VISCIDO: Sulle chiappe, sulle chiappe!
GATTO: Si, lo percuoterebbe con dei calcioni sul cul… T’è chiaro, ora?
< mercenario detto "Tonto "TONTO: Tu, Gatto, ci prenderesti dei calci sul cul, ma lui ‘un n’è più quello che stava nell’armata che stasera non ha avuto certo il tempo di far fare la ‘rana’ alla bella Helena…
Ch’io sarò tonto, ma certe cose le capisco al…volo
COLOPHON SULL’EPISODIO A CURA DEGLI AMANUENSI CHE RICOPIANO QUESTE ISTORIE:
La narrazione dei vari episodi che fin qui ha avuto un ‘taglio’ scherzoso e quasi irridente or prende una piega più seria e, pur non conoscendo come proseguirà, si consiglia alle gentili e piacenti lettrici e ai tremebondi lettori di avventurarvisi con cautela che il periodo non è dei più pacifici e i viaggiatori in carrozza dotati di monili d’oro potrebbero subirne ingiuria grave.
Gli Autori A.B.C. temono, in special modo, per il succhia… per il cornacch…insomma per il prelato che sfoggia una catena piatta doro massiccio ed una croce impreziosita da alcune ametiste di gran valore.
Meno timore hann per la nobildonna che, stando ai suoi pensieri e all’acuminato stiletto serrato all’affusolata coscia, ci pare più una ‘buona donna’ non avendo esitato a sgozzare due tizi.
E non si dimentichi che ella usa due sue ‘nipotine’ per accontentar qualche potente…
Pur non essendoci confrontati con il giudizio, fino ad ora, del Tardo, essendo egli un po’ rozzo, supponiamo che potrebbe suonar come: < Buona donna?... Si, da strada >
Noi amanuensi ci dissociamo con fermezza da questo commento vilmente ed inequivocabilmente maschilista! Che siam nel 1478, mica nella preistoria!
In fede, gli amanuensi tutti.