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NUOVO FEUDATARIO

STORIE MEDIEVALI

DOTTI DETTI... DETTI DA
BOCCALOZZO TER
IN OSTERIA
CHE ANCH'EGLI HA  PER
FEUDATARIO Horonzo  MURTP
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1° Perché vien nomato BOCCALOZZO TER
1- PERCHE’ SON NOMATO “BOCCALOZZO TER”
 
 
All’osteria La Volpe nel borgo della Santona
 

 
Perché, messer Hermete, io sia soprannomato Boccalozzo Ter?  Hm… E’ chiaro a molti ch’io ami il vino, l’unica bevanda degna d’esser assaporata… religiosamente.
 
 
Il primo boccalozzo per togliersi la polvere di bocca dopo una giornata di lavoro, o di viaggio, o… di quel che pare a voi… Il secondo per cominciar a gustare l’odore, il sapore e il gusto del primo mettendo in contatto il cervello con lo stomaco ov’è scivolato il primo e sta per scivolare il secondo.
 
Per il primo io pratico e consiglio  un sorso sol che rotei  in bocca e rigurgiti nella gola prima di cader verso lo stomaco… S’ha da sentir giungere in pancia e spazzar via i pochi sapori che v’allignano che di isti tempi si mangia poco e male…
 
 
Per il secondo, pratico e consiglio, il doppio sorso o il triplo, per chi abbia la bocca piccola o abbia l’istinto ad esser avaro… Ed ora il sapor  e la bontà del vino è entro di voi ed inizia a scacciar li mali fluidi, li mali pensieri, la paura della carestia, il freddo che ha da venir, allontana la sorellastra jattura con le sue gemelle malattia e… quella ammantellata di nigro…
 
Lo sentite scaldarvi lo stomaco ed il core e le disavventure patite v’appaiono vieppiù lontane, ridotte e fors’anche sbiadite…
 
 
Per il terzo, io pratico e consiglio, di tener il boccalozzo in mano, specie se sia di metallo, scaldandolo con la mano e smuovendolo in tondo in modo che i profumi nascosti nel liquido vengano a galla gioiosamente e, passando per il naso, v’anticipino, se ve ne fosse di bisogno, ciò che state per versarvi in bocca.
 
Io pratico e consiglio sorsi medi da lasciarci dentro la lingua per scoprir il gusto recondito prima di deglutire. Non è disdicevole far schioccar la lingua quando il sorso abbia abbandonato la bocca lasciandola colma del sapore e dell’odore del vino medesimo.
 
Tra un sorso e l’altro si pole discutere con gli amici avventori o con l’oste… Meglio, ch’io pratico e consiglio, parlar con l’ostessa  o la giovine e piacente camerierina.

 
Orbene, messer Hermete, fate da conto che prima del sorso successivo s’abbia a sentir nella testa lo stimolo di suggere un altro po’ di… nettare. Meglio se bevuto ad occhi socchiusi o chiusi per sentir vieppiù ciò che v’è da ‘sentir’ mentre il mondo tutto s’allontana lasciando giunger la pace e la tranquillità.
 
In questa fase, io testimonio e affermo, che li ragionamenti mi venghino meglio e che mi sia chiaro ciò che ‘un m’era chiaro prima… Spesso discuto con un mio amico chiamato Birrotto, che ama far
 
quel che faccio io, con boccali di birra. Ed egli afferma che la sua bevanda sia superiore al vino della vigna. E, talvolta, se ne discute sino a notte fonda con argomenti che sconfessano la bontà del luppolo o della svinatura… Come arbitro, oltre all’oste che spesso è di parte…, v’è Distillo che professa e afferma che non vi sia nulla di meglio di un buon distillato o di un idromele, purché fatto secondo le regole dei frati più puntigliosi. Ordine cui lui appartiene.
 
 
Sul nostro tavolo son presenti, usualmente, fino a sei boccali, per il vino e la birra, e tre calici grandi per il distillato.
 
Oltre delle bevande, su cui si può giunger a ‘baruffare’ ma senza mai sconfinar nella malagrazia, si pole parlar di tutto dalla stagione, al raccolto, alla malizia del Feudatario, alla malizia dell’ Arciprete, al prezzo delle granaglie e della carne, alla dabbenag-gine di questo o quell’uomo e, infine, alla poca ‘serietà’ di questa o quella donna… Escludendo, di buona grazia, le presenti…
 
 
Però in ista fase, Messer Hermete, riscontro io… anzi riscontriamo tutti e tre una momentanea incapacità a pronunciar certe parole più intricate… Come se la lingua, scivolando per il vino, vi si aggrovigliasse sopra … Afferrata la parola pellegrina si cerca di disaggrovigliarla , peggiorando l’effetto primiero… Infine si ricorre ad una parola dal significato quasi uguale mentre gli altri sorridono compiacenti come fossero arcisicuri che di lì a poco capiterà anche a loro…
 
Ma a parte ciò io, pratico, consiglio e assicuro, che, dall’assunzio-ne dei miei tre boccalozzi, tragga una certa saggezza, una certa tranquillità ed una filosofia per sopportar me e lo modo intiero.   
 
 
Or io pratico e consiglio di degus… di assagiar.. Insomma: di bere anche voi tre boccalozzi di vin sinc..buo…Insomma: di vino vero e poi di scoprir se siete soli.. slita…Insomma: se siete seco me per apprez…approv.. Insomma: per dir che il vino c’è amico… viep-più dell’acqua!
 
Che anche gran filosofei… pensati… Insomma: gli studiosi dell’antichità han sempre detto che nell’acqua anneghino anche le rane, nel vino, mai…
 
Messere mi fate compagnia, per verif.. per testim.. Insomma: per veder se quanto affermo si veritiero? Oste: tre boccalozzi per lo studioso!
 
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